Commercio e industrie verso il collasso

In campo i rappresentanti dei settori: misure importanti per dare liquidità ad aziende e attività o l’80% rischia la chiusura
L’AQUILA. Numeri da ecatombe. L'economia aquilana trema di fronte all'emergenza coronavirus. Se non si adotteranno, al più presto, provvedimenti adeguati, in grado di sostenere le imprese per almeno un anno, secondo la Confcommercio, si rischia la chiusura del 70-80% delle partite Iva del comparto. Altri dati arrivano da Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno: al momento, il 60 per cento delle aziende che operano in provincia, ha fermato l’attività. Sono oltre 3mila i lavoratori in cassa integrazione.
UTENZE E CANONI. «I pubblici esercizi della provincia dell'Aquila sono al collasso», dice il presidente provinciale della Federazione pubblici esercizi (Fipe) Confcommercio, Daniele Stratta, «la crisi durerà a lungo, in quanto i provvedimenti restrittivi a tutela della salute pubblica saranno protratti, seppure in misura variabile, almeno fino alla prossima primavera, prima della quale non sarà sicuramente possibile tornare alla normalità». La Fipe- Confcommercio invoca «la sospensione del pagamento delle utenze e dei canoni di locazione, durante tutto il periodo di chiusura imposta dal Governo, ed un’importante riduzione degli stessi a partire dal giorno in cui sarà consentita la riapertura, tenuto conto che i pubblici esercizi, oltre a dover ridurre drasticamente la capienza all’interno dei locali, dovranno sostenere costi ingenti, che saranno imposti a livello sanitario, relativamente alle procedure di protezione dei lavoratori e dei clienti e che saranno totalmente a carico degli esercenti. Bene la cassa integrazione in deroga per i dipendenti, ma è di vitale importanza che sia garantita liquidità alle aziende».
CADUTA DEL PIL. «Nei prossimi mesi si prevede un drastico peggioramento dell'economia provinciale», dichiara il presidente di Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno, Riccardo Podda, «abbiamo registrato uno shock congiunto di offerta e di domanda. Qualora la fase acuta dell'epidemia finisse a maggio, avremmo una caduta cumulata del Pil, nei primi due trimestri del 2020, del -10%, con una successiva risalita lenta ed una stima del -6% per fine anno. Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, potrebbe costare una percentuale ulteriore di caduta del Pil di almeno lo 0,75%». Per il direttore di Confindustria, Francesco De Bartolomeis, «i dati provinciali confermano il momento di stallo che sta vivendo il comparto industriale. Il 60% delle industrie ha fermato la propria attività, facendo ricorso agli ammortizzatori social. Sono oltre 3mila i lavoratori coinvolti. Le previsioni per il nostro territorio sono peggiori rispetto al quadro nazionale. Occorre dare sostegno alla liquidità delle imprese, con linee di credito a tasso zero e con tempi di restituzione lunghi». (cr.aq.)
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