Comune a caccia dei furbetti del Cas

12 Settembre 2018

L’ente ha messo in bilancio per il 2018 il recupero di 200mila euro percepiti di beneficiari ai quali non spettava

L’AQUILA. A più di tre anni dallo stop al Contributo di autonoma sistemazione (Cas, fondi dati a singoli o famiglie che pur avendo l'abitazione inagibile non avevano nel post sisma fatto ricorso ad alberghi, Map o Progetto Case) il Comune continua a “inseguire” coloro che hanno avuto i soldi anche quando ormai non ne avevano più diritto. In base a una recente determina dirigenziale. pubblicata sull'Albo pretorio del Comune dell'Aquila, emerge che per il 2018 l'amministrazione prevede di introitare dalle “restituzioni” circa 200.000 euro. Nei primi quattro mesi dell'anno è tornata nelle casse pubbliche circa metà della somma: 92.000 euro.
Il documento spiega sinteticamente quello che è avvenuto. «Nonostante l’obbligo in capo ai beneficiari di comunicare tempestivamente ogni variazione intervenuta in ordine ai contenuti delle dichiarazioni rese per l’assegnazione del contributo di autonoma sistemazione», è scritto nella determina, «nella maggior parte dei casi l’accertamento della decadenza del diritto a beneficiare di tale contributo è scaturito esclusivamente dalle verifiche effettuate dai competenti uffici comunali . L’avvenuta perdita dei requisiti a beneficiare del contributo, dato il numero dei cittadini coinvolti, nonché la complessità e capillarità dei controlli da effettuare, è stata spesso accertata solo a posteriori, con la conseguenza che gli stessi hanno nel frattempo continuato a percepire somme a titolo di contributo di autonoma sistemazione cui non avrebbero avuto diritto, rendendosi pertanto necessario da parte del competente ufficio comunale avviare i relativi procedimenti di recupero delle somme indebitamente percepite, mediante formali comunicazioni ai beneficiari interessati. All’esito dell’avvio dei procedimenti, i beneficiari del contributo di autonoma sistemazione interessati hanno provveduto a restituire le somme richieste o in un’unica soluzione o in forma rateizzata».
Va detto che la mancata restituzione avrebbe portato a una denuncia penale (e qualche procedimento è stato aperto dalla magistratura). Il Contributo di autonoma sistemazione fu previsto nell'ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri (Berlusconi) numero 3754 del 9 aprile 2009 a favore «dei nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa, fosse stata distrutta in tutto o in parte o sgomberata in esecuzione delle autorità competenti». Del Cas nella prima fase dell'emergenza hanno usufruito oltre 13.000 famiglie (30.000 persone circa), con cifre che sono arrivate fino a 600 euro al mese (chi abitava da solo 300 euro). Al momento dell'interruzione (31 marzo 2015) prendevano il contributo ancora oltre 600 persone. Gli elenchi dei beneficiari (84 elenchi in 6 anni) sono ancora disponibili sul sito internet del Comune, sul quale si legge anche che fino al 31 dicembre 2017 (esclusi quindi i fondi di cui alla determina più recente) erano stati recuperati oltre 2,5 milioni di Cas non dovuto. Tenuto conto che controlli e verifiche sono lunghi e complessi è probabile che sul Cas la “cresta” non sia stata solo di poco più dell'1% della cifra complessiva erogata dallo Stato attraverso il Comune (vedi tabella) – come dicono i dati – ma più alta. E ci sarà ancora da lavorare. È solo una delle tante storie di furbetti del terremoto, che difficilmente sarà raccontata alle generazioni future dai cantori aquilani, oggi tutti presi dal mito della “splendida” rinascita del capoluogo – nutrita con i soldi degli italiani – i quali magari diranno che quell'1% (sul totale) che in tanti hanno provato a “rubare”, tutto sommato è “fisiologico”. Che fine faranno le somme recuperate? La determina in perfetto stile burocratico stabilisce che «con successivi atti, il Comune procederà alla restituzione agli organi competenti (lo Stato?) delle somme incassate a titolo di restituzione del Cas indebitamente percepito, non reimpiegate allo stesso titolo».
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