Comune condannato dal Tar a pagare i commissari ad acta

12 Marzo 2016

L’ente dovrà liquidare 2.400 euro per ogni singolo incarico Alla base della vicenda le pratiche lumaca della ricostruzione

L’AQUILA. Nuove grane in vista per il Comune, a causa del silenzio serbato nei confronti dei cittadini che prima del 2012 hanno chiesto i contributi per la riparazione dei danni causati dal terremoto.

Oltre che sborsare migliaia di euro, infatti, il Comune dovrà vedersela di nuovo con la Corte dei conti, che ha già sanzionato l’amministrazione per il mancato recupero delle morosità del Progetto Case.

A inviare gli atti ai giudici contabili è stata la prima sezione del Tar Abruzzo, che ha trasmesso ai colleghi i fascicoli relativi a diversi ricorsi che hanno visto l’ente soccombere in giudizio.

Sotto accusa la mancata tempestività del Comune, che non ha risposto entro i 60 giorni previsti dall’ordinanza 3790, determinando, in sostanza, la nomina di commissari ad acta che si sono sostituiti all’ente nell’istruttoria delle pratiche.

Ora quei commissari chiedono di essere pagati, e molti cittadini sono stati costretti a rivolgersi ancora al Tar per chiedere la liquidazione dei compensi spettanti ai professionisti. Le ultime due ordinanze riferite alla lunga serie di ricorsi sono state depositate, rispettivamente, il 24 e 25 febbraio scorsi.

Solo nell’ultimo mese ne sono state depositate altre quattro, a fronte di una mole di ricorsi non ancora quantificata. Nella memoria presentata dal difensore del Comune, l’avvocato Domenico de Nardis, l’ente ha sostenuto che la responsabilità dei ritardi fosse da ricondurre all’Ufficio speciale per la ricostruzione che si è insediato nel 2012.

I giudici del Tribunale amministrativo regionale (Antonio Amicuzzi presidente; Paolo Passoni consigliere; Lucia Gizzi relatore), non hanno però aderito a questo orientamento.

Il Collegio ha rilevato che il nuovo quadro normativo dopo la costituzione dell’Usra «nulla ha innovato in ordine alla competenza a provvedere in capo al Comune dell’Aquila (e agli altri Comuni del cratere), entro i sessanta giorni stabiliti».

Per questo, il Comune è stato condannato a liquidare le spettanze visto che i commissari hanno eseguito gli incarichi «in sostituzione dell’Amministrazione». Il collegio ha liquidato, a titolo di acconto, la somma di 2400 euro per ciascun commissario.

I giudici amministrativi hanno ritenuto «di porre le competenze a carico del Comune dell’Aquila, soccombente nel giudizio che ha dato causa al procedimento giurisdizionale e al conseguente incarico commissariale».

Il Tar, infine, ha «ritenuto che la operata liquidazione importa esborso a carico del Comune dell’Aquila derivante da inerzia giurisdizionalmente accertata come illegittima, e pertanto meritevole di verifica nella competente sede giurisdizionale contabile».

Per questo motivo ha dato mandato alla segreteria di trasmettere il fascicolo alla Corte dei conti per le verifiche di competenza.

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