Comune e ministero citati per il crollo con 27 vittime

Tragedia in via Campo di Fossa, contestate responsabilità di natura omissiva Chiesti i danni dai parenti di due ragazze teramane decedute sotto le macerie
L’AQUILA. Spunta un nuovo filone di richieste risarcitorie in seguito a crolli con vittime causati dal sisma. Si parla, nel caso specifico, della tragedia in via Campo di Fossa, dove sono decedute 27 persone.
Nel campo penale questa vicenda non è andata molto avanti, considerato che tutti i possibili indagati erano già morti da anni, visto che il palazzo fu realizzato oltre mezzo secolo fa.
Ora ci sono i familiari di due studentesse di Controguerra (Teramo), vittime del crollo, Genny e Giusy Antonini, che hanno citato per un milione il Comune, ma anche il ministero delle Infrastrutture e la prefettura. Questo specifico fascicolo è stato riunito ad altri 3 che hanno analogo oggetto.
Per la prima volta, dunque, si ha notizia della chiamata in causa dell’ente locale in vicende riguardanti i risarcimenti. Questo nasce da una perizia redatta in occasione del procedimento penale nella quale si affermava a chiare lettere che il palazzo era stato realizzato con delle gravi criticità. Gli enti sono citati in quanto avrebbero avuto l’obbligo di vigilare sul rispetto delle norme essendo stati rilevati gravi vizi di progettazione e carenze costruttive.
Ma il Comune, che è assistito da Andrea Liberatore, uno degli avvocati dell’ufficio legale dell’ente, ha chiamato in causa, a sua volta, gli eredi di esecutori progettisti dell’opera. Si è sostenuto, infatti, che il Comune può concedere il sito, ma non deve vigilare sulle tecniche di costruzione di cui rispondono solo i diretti interessati e, nel caso specifico, semmai, gli eredi. Stesso discorso anche per ministero e prefettura.
Il Comune, che resiste alla richiesta di danni con una delibera di giunta, si era anche opposto all’utilizzazione della perizia già usata per il giudizio penale archiviato ma il giudice, Monica Croci, è stato di parere contrario. Forse perché un nuovo esame peritale avrebbe comportato tempi biblici.
Ma il crollo del palazzo di via Campo di Fossa, due anni fa, è stato anche al centro di una vicenda per certi aspetti clamorosa e anomala che ancora non è definita: quattro milioni di indennizzo chiesti dall’Avvocatura ai proprietari degli appartamenti per conto dello Stato italiano. Due ministeri, quello delle Infrastrutture e l’altro dell’Interno, in base a uno specifico ordinamento, ritengono che sui titolari degli immobili via siano delle presunzioni di responsabilità in caso di cedimenti strutturali degli edifici.
Per quanto riguarda la vicenda della palazzina di via Campo di Fossa, l’Avvocatura dello Stato ha messo in evidenza il seguente concetto: «Qualora la rovina dipenda da un vizio di costruzione, il proprietario è da considerare sempre responsabile, anche nel caso in cui i vizi o i difetti non siano visibili, ma occulti».
La partita è ancora aperta.
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