Comune, sì al “guardiano” del terremoto

Cialente d’accordo sulla nuova figura di “geologo di zona” proposta dal presidente nazionale per tutelare il territorio
L’AQUILA. Il Consiglio nazionale dei geologi propone l’assunzione di un geologo per ogni Comune – il geologo di zona – che ricade nella vastissima area (il 90%) dell’Italia soggetta a rischio sismico, che dovrebbe “vigilare” sulla sicurezza del territorio e di chi vi abita. Un “guardiano del territorio”.
Sono 6.633 i Comuni italiani con edifici, pubblici e privati, e infrastrutture vulnerabili. Quasi nessuno ha in organico un geologo, mentre ci sono geometri, architetti, ingegneri. L’Aquila è uno dei territori comunali a rischio sismico. E attualmente, anche dopo il terremoto del 6 aprile 2009, non ha in organico il “geologo”, che dovrebbe “vigilare” sul territorio e le persone che lo abitano. Una figura professionale che dovrebbe rilasciare la dichiarazione di conformità, al pari degli altri progettisti. Invece, anche i grandi Comuni ricorrono a consulenze private e occasionali.
«Una volta il Comune ce l’aveva», dice il sindaco Massimo Cialente, «e comunque sono favorevole, anche se bisognerebbe vedere come introdurla, perché i costi sono notevoli. Ecco perché spesso si deve ricorrere a consulenze, per studi di microzonazione, geognostica (permette di analizzare il suolo in profondità per la valutazione delle sue caratteristiche geologiche e geotecniche). È opportuno che ci sia questa figura», sottolinea il sindaco, «così come abbiamo diversi ingegneri strutturisti. Certo, parliamo di un Comune come quello dell’Aquila, che ha un territorio vasto; avere una figura all’interno di un ente locale piccolo come Pizzoli, San Demetrio, Barisciano, ad esempio – e ho solo citato alcuni di quelli più grandi di piccoli enti – diventa molto più difficile, perché sarebbe troppo oneroso».
«Per questi piccoli Comuni, però, si potrebbe parlare di aggregazione e quindi una sola figura per più enti», aggiunge il primo cittadino dell’Aquila.
La situazione paventata da Cialente dovrebbe essere già allo studio. Il condizionale è d’obbligo, perché ci sono due disegni di legge, fermi in Parlamento da tempo, che prevedono questa figura e anche la soluzione per i piccoli Comuni.
«Ora i tempi sono maturi», dichiara Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, «per una legge che preveda la presenza di almeno di un geologo nell’organico di ogni Comune». Peduto sposa anche la tesi di Cialente, sull’aggregazione dei Comuni più piccoli.
«Per quelli minori si può parlare delle unioni o delle associazioni dei Comuni, come già avviene per altri profili tecnici quali geometra, architetto o ingegnere». Il problema è della presenza stabile di un geologo, per garantire la sicurezza del costruito e delle persone nelle aree a rischio, come adeguata misura da affiancare soprattutto in tempi di “pace” a Casa Italia e a Italiasicura, le due strutture governative per il Piano di sicurezza del territorio nazionale. «Questo per realizzare la “Prevenzione Civile”, come auspicato dallo stesso governo. In Parlamento», spiega ancora Peduto, «sono fermi ben due disegni di legge che prevedono il “geologo di zona” o il “presidio territoriale”». Il problema è economico. Il problema è, come sempre, la volontà o meno del governo di investire sulla sicurezza dei cittadini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

