Comunità di recupero, nuova sede

Inaugurazione ad Anversa. Lo psichiatra: sana convivenza pazienti-residenti
ANVERSA DEGLI ABRUZZI. Una sede più moderna, più ampia, più confortevole e più luminosa dove gli ospiti potranno portare avanti, senza problemi e con maggiore efficacia, il loro percorso di riabilitazione e inserimento nella vita di tutti i giorni. È stata inaugurata ieri mattina, alla presenza del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, la nuova struttura per la riabilitazione psicoterapeutica “Il Castello” ad Anversa degli Abruzzi. Una struttura che arriva a 20 anni dall’avvio del rivoluzionario progetto che prevede l’utilizzo dell’ambiente del paese come “agente terapeutico”, favorendo le relazioni sociali e il reinserimento graduale dei pazienti nella realtà di tutti i giorni, mettendoli a contatto diretto e costante con i residenti. Il presidente D’Alfonso si è detto «interessato ad aiutare l’ulteriore vita» della comunità terapeutica “Il Castello. Dalla Regione si attendono segnali decisivi per la vita della struttura, che accreditando nuovi posti potrà accogliere un numero più consistente di pazienti e nello stesso tempo occupare un più ampio numero di lavoratori.
«Mi spenderò nel rispetto della legge» afferma D’Alfonso «per fare in modo che si abbiano tutti gli strumenti per esprimere tutta la potenza di questo tipo di attività al servizio di persone che abbiano la patologia psichiatrica e psicotica. Molte volte l’alternativa o è un costo gravante sulla Regione o un costo per le famiglie da un punto di vista qualitativo della vita. Ma è anche un costo per quelli che hanno questa patologia perché non hanno nessuna forma di percorso di recupero».
A ricostruire la storia della comunità “Il Castello”, iniziata nel 1995, sono stati lo psichiatra Michele Beatrice e il sindaco dell’epoca, Gabriele Gianni. Il primo ha rilevato i risultati concreti ottenuti dalla Comunità nella riabilitazione di circa duecento giovani, afflitti da disagio mentale o provenienti da esperienze di tossicodipendenza.
«Bisogna cambiare mentalità e comportamenti verso queste strutture di accoglienza, integrate nella realtà in cui vivono» spiega Beatrice «sono comportamenti davvero vergognosi quelli della burocrazia che frappone ostacoli al cammino di queste strutture, così come va superata quella mentalità che vedrebbe rischi per il turismo dove esistono queste strutture: i nostri giovani, attraverso la vita di ogni giorno e le attività che svolgono in paese, hanno dimostrato che è possibile una sana convivenza tra la comunità ed il resto dei residenti».
Nella struttura di Anversa lavorano 30 addetti con benefici economici per l’intero territorio.
Claudio Lattanzio
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