Con l’organismo di vigilanza si evitano guai

AVEZZANO. Se le aziende agricole avessero adottato per tempo il «modello organizzativo e di gestione» previsto dal decreto legge 231 del 2001, molte delle irregolarità contestate di recente dall’Ispe...
AVEZZANO. Se le aziende agricole avessero adottato per tempo il «modello organizzativo e di gestione» previsto dal decreto legge 231 del 2001, molte delle irregolarità contestate di recente dall’Ispettorato del lavoro, nell’ultimo blitz, avrebbero potuto prevenirle». Dopo 16 anni le aziende che lo hanno adottato si contano sulle dita di una mano. Tra queste c’è la Coltor di Ortucchio, che produce e commercializza ortaggi e che occupa circa 200 dipendenti. «La cooperativa», dice il direttore Antonio Alfonsi, «fin da quando è nata, nel 2006, ha sempre ispirato la propria condotta all’onestà e al rispetto delle leggi». Il decreto richiede espressamente l’istituzione, da parte delle aziende che adottano il modello organizzativo 231, di un Organismo di vigilanza (OdV) dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Quello istituito dalla Coltor, è composto da tre persone ed è presieduto da Rosa Pestilli, fondatrice della Sicurform e presidente provinciale del Conapi. I vantaggi per le imprese con l’adozione del modello organizzativo 231 li spiega la Pestilli. «La riduzione da un terzo alla metà della sanzione pecuniaria», afferma, «la cui quantificazione avviene in quote, la sospensione e revoca delle misure cautelari e la conversione delle sanzioni di natura penale in pecuniarie. L’Inail poi ogni anno concede alle imprese che applicano tale modello un finanziamento, a fondo perduto, fino a 130 mila euro». Come si spiega allora che ad adottarlo finora siano state poche aziende? «Perché si vuole risparmiare sulle spese e ci si informa poco delle norme vigenti». (n.m.)
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