Concorsi comunali, fuga dalle commissioni

8 Ottobre 2019

Assunzioni di messi e collaboratori: rinunciano tre esaminatori. Rosa denuncia: «Bandi cuciti su misura»

AVEZZANO. Passo indietro dei presidenti e di un membro delle commissioni per l’assunzione di due messi comunali e di cinque collaboratori amministrativi, tutti con contratto part time, al Comune di Avezzano. A uscire di scena, in rapida sequenza, sono state Manuela De Alfieri, segretaria comunale, presidente dell’organismo per la selezione dei due messi comunali; Paola Ilii (membro della commissione), nonché Tiziana Grassi, dirigente del servizio risorse finanziarie della Regione, chiamata a presiedere gli esaminatori del concorso per i cinque collaboratori amministrativi. Il passo indietro di De Alfieri, Ilii e Grassi – le prime due avevano accettato la nomina senza riserve, la terza ha declinato l’offerta – ha fatto scattare l’iter per la sostituzione a palazzo di città.
Il dirigente del personale, Claudio Paciotti, quindi, ha affidato gli incarichi per la commissione messi alla collega Maria Laura Ottavi (presidente) e a Maria Lucia Paolini, confermando il terzo membro, Riccardo Marchetti, e il segretario della commissione esaminatrice, Alessio Bennati.
Alla guida della commissione per la selezione dei collaboratori è stata incaricata Michela Leacche, dirigente risorse umane alla Regione. Confermati, invece, gli altri componenti della commissione: Tiziano Zitella, Claudio De Tiberis, Alessia Tiburzi (segretaria) e, come membro aggiunto, Riccardo Marchetti. Ora, se non arriveranno nuovi colpi di scena, riparte l’iter per le assunzioni.
Sull’operazione, in particolare sul bando riservato, spara a zero l’ex consigliere comunale Leonardo Rosa. «Inserire in un bando pubblico il requisito di aver collaborato con una pubblica amministrazione per almeno due anni», afferma Rosa, «rappresenta uno sbarramento discriminatorio per il libero accesso da parte di ogni avente diritto. Nessuno saprebbe mai spiegare quale vantaggio potrebbe ricevere un Ente pubblico dall’assunzione di un candidato che è stato impiegato nello staff di un sindaco a fare fotocopie oppure a ricevere telefonate in una segreteria, rispetto a un giovane che, pur non avendo avuto quest’opportunità, è comunque preparato nelle discipline di riferimento. Questi bandi si chiamano concorsi sartoriali, cioè cuciti su misura». (m.s.)
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