Concorsone, gli idonei reclamano i propri diritti
Il comitato contro l’ipotesi di stabilizzazione dei precari del «concorsino» «Se ci sono altre necessità bisogna assumere dalle graduatorie Ripam»
L’AQUILA. Pronti a ricorrere in tutte le sedi opportune e anche a rivolgersi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sono i vincitori e gli idonei del concorsone sulla ricostruzione, che hanno fondato un comitato per tutelare i loro diritti. Dopo l’assunzione a tempo indeterminato di 300 persone, gli enti e le istituzioni locali sono accusati di non utilizzare le graduatorie già esistenti per assegnare nuovi contratti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ipotesi che potrebbero essere stabilizzati i dipendenti che stanno lavorando negli uffici speciali: «Abbiamo appreso, purtroppo senza ormai tanto stupore» scrive il Comitato Ripam «del presunto tentativo di alcuni esponenti politici abruzzesi di voler stabilizzare a tempo indeterminato i precari assunti a tempo determinato, per tre anni, negli uffici speciali per la ricostruzione: personale assunto con il cosiddetto concorsino. Spesso i criteri di selezione delle risorse umane a tempo determinato, soprattutto nella prima fase emergenziale, sono stati molto poco rigorosi e non sempre hanno lasciato spazio alla meritocrazia ed alla trasparenza (a volte sono stati pensati proprio ad hoc per i fortunati futuri vincitori). Chi è stato assunto con le ordinanze emesse nei primi anni della ricostruzione ha poi goduto della “riserva” del 50% dei posti del concorsone, scavalcando grazie a tale requisito anche chi aveva punteggi di merito superiori (la legge sul pubblico impiego prevede che per godere della riserva si debba aver lavorato tre anni per l’ente banditore, ma in quel caso si è derogato regalando tale “favore” a chi aveva un contratto anche di un solo anno). Come se tutto questo non fosse bastato, oltre ai 300 assunti del concorsone, spuntano poco dopo 50 assunzioni con un bando dove il punteggio per chi aveva prestato servizio presso gli enti della ricostruzione (anche solo per 6 mesi) era pari a quattro volte rispetto a quello assegnato a chi aveva lavorato lo stesso periodo in un altro ente pubblico. Insomma, chi era stato dentro quegli uffici per sei mesi, o un anno, ha avuto facile accesso ad un posto a tempo determinato per tre anni e adesso viaggerebbe verso una facile stabilizzazione, ovvero verso un contratto a tempo indeterminato. Ma i contratti a tempo indeterminato, Costituzione e leggi alla mano» sottolinea il comitato «dovevano essere solo quelli dei 300 vincitori del concorsone e, in caso di ulteriori necessità di personale, ci sono i 700 idonei delle graduatorie Ripam, che sono disponibili immediatamente e gratuitamente (senza lungaggini procedurali), nel rispetto del sacrosanto principio di efficienza dell’attività amministrativa». (r.s.)

