«Condotte finalizzate a risolvere i problemi»

12 Maggio 2017

Ecco le motivazioni che hanno indotto il gup a scagionare sindaco e funzionario E contro le quali il pm Gallo ha fatto ricorso in Cassazione per riaprire il caso

L’AQUILA. La Procura, dunque, non vuole accettare il verdetto di proscioglimento e il 18 aprile ha presentato ricorso per Cassazione che presto dovrà essere notificato anche alla difesa. Tra qualche mese sarà fissata l’udienza nella quale il caso verrà chiuso per sempre o rimesso alla valutazione di un altro giudice.
L’intento è quello di smontare le argomentazioni del giudice per le udienze preliminari Roberto Ferrari che si articolano in una decina di pagine.
«In sede di esame», si legge nella motivazione, «Cialente si è espresso in termini dialettici ribadendo la convinzione di esser tenuto a presidiare il margine di insindacabilità giurisdizionale dell’azione politica, laddove esercitata attraverso il dialogo e la negoziazione con soggetti che possono concorrere al perseguimento degli obiettivi dell’amministrazione, perseguendo una mediazione tra gli interessi in gioco idonea al perseguimento di una pluralità di risultati definiti doverosi».
In relazione alla induzione indebita tentata il sindaco «ha rivendicato il dovere e l’intento di sbloccare l’avvio della ricostruzione non trascurando l’ipotesi che l’efficacia del suo intervento potesse giovare alla soluzione definitiva». Nell’induzione indebita consumata «ha perseguito un intento analogo diretto a perseguire il riavvio di opere della ricostruzione sospese».
Poi, in relazione alla conversazione tra il sindaco e il rappresentante delle Cooperative Egidio Rosati, ecco le valutazioni del giudice.
«L’intervento», dice, si è risolto in un’unica telefonata tra il sindaco e Rosati. In ogni caso è certo che non vi siano stati altri contatti tra i due. Non è addebitata all’imputato alcuna condotta persuasiva da cui Rosati avrebbe potuto acquisire la convinzione che in assenza o in presenza del comportamento desiderato dall’interlocutore, questi avrebbe fatto uso di qualche potere ai danni del Consorzio delle cooperative o a vantaggio. Difetta, pertanto, l’idoneità della condotta induttiva».
In relazione alla seconda contestazione, quella dell’induzione consumata, il giudice considera che «risulta provato che il Comune, manifestatisi i problemi di crisi di impresa, si è attivato per discostarsi dalle scelte in passato adottate, cercando soluzioni che consentissero il soddisfacimento delle pretese di fornitori e subappaltatori e il completamento delle opere». «Anche quando il dibattito successivo debba indurre a ritenere che la soluzione adottata dai funzionari coinvolti sia basata su una interpretazione delle norme erronea, tale conclusione condurrebbe al più a un esito di proscioglimento perché il fatto non costituisce reato. Stante, tuttavia, il ben ragionevole dubbio sull’erroneità di detta interpretazione, la formula più corretta è quella dell’insussistenza del fatto». Di lì il proscioglimento di Massimo Cialente e del funzionario Fabrizio De Carolis. Contro il quale si è appellato il pm Gallo. Facendo ricorso in Cassazione per riaprire il caso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA