Confessa la tangente, da teste ad accusato

5 Febbraio 2020

Deposizione-choc, ma il tribunale la annulla: va indagato per concorso in corruzione. La difesa: delitto impossibile

L’AQUILA. Colpo di scena, ieri sera, nel processo per presunte mazzette per puntellamenti negli appalti per la ricostruzione. Un processo nel quale tra gli imputati (che respingono le accuse) ci sono gli ex assessori comunali Pierluigi Tancredi, Vladimiro Placidi e Roberto Riga. Il testimone chiave, Agostino Marcon, collaboratore dell’imprenditore Daniele Lago, ha confermato l’accusa per la quale egli avrebbe consegnato la mazzetta di 10mila euro a Tancredi che poi l’avrebbe girata a Riga. Ma le difese non hanno impiegato tempo a far notare al collegio che il testimone si era accusato, in sostanza, di concorso in corruzione. Per cui la testimonianza è stata stoppata per fare in modo di inviare gli atti alla Procura per contestare il reato. Ma si tratta di un reato prescritto per cui il giudice lo dovrebbe rilevare. Ma questo, a sua volta, potrebbe comportare anche l’intervenuta prescrizione per tutto il processo. A meno che qualcuno non decidesse di rinunciarvi. Fermo restando che poi Marcon potrebbe essere di nuovo risentito, ma nella veste di indagato e, dunque, potrebbe anche rifiutarsi di rispondere. Ipotesi verosimile, visto che non è mai sembrato entusiasta di testimoniare. Ma si tratta di aspetti ancora in evoluzione.
L’accusa, però, potrebbe naufragare su un altro aspetto: la presunta mazzetta sarebbe stata pagata per l’assegnazione di lavori al consorzio Altomac in centro già affidati nel 2009. Ci si chiede che senso aveva tentare di brigare nel 2010 per un appalto che era stato già affidato ad altri l’anno precedente e anche con urgenza. Insomma, secondo i difensori, si rientrerebbe nella fattispecie del delitto impossibile. Gli accusati sono assistiti dagli avvocati Carlo Benedetti, Massimo Carosi, Maurizio Dionisio, Stefano Rossi, Fabio Alessandroni, Antonio Milo, Gianluca Totani.(g.g.)
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