Confini del Parco Mille firme per la ridefinizione

Comitato chiede meno vincoli e l’eliminazione dei divieti nelle aree degli impianti di Campo Imperatore e al Chiarino
L’AQUILA. Raggiunta quota 1.000 adesioni. Sono tanti i cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare indetta per chiedere la ridefinizione dei confini (riduzione) del Parco Gran Sasso Laga e dei Sic (Siti di interesse comunitario). L’iniziativa è stata lanciata dal comitato #SaveGranSasso, già promotore di un referendum cittadino che si è arenato a causa delle lungaggini burocratiche, e dall’associazione Progetto Montagna. Tra domenica, nel banchetto allestito all’interno del centro commerciale L’Aquilone, il 24 settembre a Piazza d'Armi e il 30 durante la notte dei ricercatori, ben 1.000 persone hanno firmato la loro adesione alle due petizioni, per un totale di oltre 2.000 firme: l’obiettivo è arrivare a 5.000 consensi, per fare massa critica nei confronti delle istituzioni: prima il Comune e poi la Regione, a cui spetta ridisegnare i confini delle aree protette e trasmetterli al ministero dell’Ambiente. «Più di 60 schede, ognuna con 40 firme», spiega Fausto Tatone, del comitato #SaveGranSasso, «sono state controllate e vidimate dai consiglieri comunali volontari facente funzione di autenticatori. Sono stati solo tre i giorni dedicati ai “banchetti” finora, e ogni giornata è durata circa 8 ore: in totale 24 ore, cioè 1.440 minuti, con una media di quasi due firme al minuto. Considerando il tempo necessario per trascrivere i dati del documento di riconoscimento è un risultato pazzesco». Tatone sottolinea che «oltre 30 persone ci hanno aiutato a raccogliere le firme e non abbiamo mai dovuto illustrare le nostre motivazioni, se non in qualche raro caso: questo significa che i cittadini sono molto informati. Per tutti firmare è stato un atto dovuto nei confronti non solo della montagna, ma anche della città. E qualcuno è anche più informato di noi, specialmente gli “over”, che continuano a darci preziosi spunti ripercorrendo le fasi storiche dei nostri territori. E poi gli “under”, i più giovani, quelli che a volte, ingiustamente, vengono accusati di lassismo, ci hanno meravigliato con il loro appoggio incondizionato. Loro non conoscono tutte le annose vicende, non hanno perso la pazienza come noi, vogliono avere un’opportunità, perché conoscono la ricchezza storica, cultura, economica e sociale del Gran Sasso».
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