Confini Parco Gran Sasso si va verso il referendum

Il comitato promotore avvierà una raccolta di firme per indire la consultazione Faccia: «Finora l’area protetta da opportunità si è trasformata in una zavorra»
L’AQUILA. Sostegno dalla città per arrivare a un referendum sui confini dell’area protetta del Gran Sasso e Monti della Laga.
Questo l’obiettivo di un costituendo comitato promotore, che cerca consensi e soprattutto le 5000 firme necessarie per indire la consultazione popolare, chiamata ad esprimere un parere anche sui Sic, i Siti di interesse comunitario, che gravano sull’area dei comprensori sciistici.
L’iniziativa è stata illustrata da Luigi Faccia, coordinatore del comitato #Save Gran Sasso, dagli avvocati Lanfranco Massimi e Gianluca Museo che si occuperanno degli aspetti legislativi e di tutela della popolazione, e da Fausto Tatone, che ha raccolto normative e documentazione.
Se la risposta dei cittadini aquilani sarà massiccia, allora si penserà anche a un referendum sull’uscita del Comune dell’Aquila dal Parco. Ma intanto si parte con la proposta di rimodulazione dei confini dell’area protetta e con la richiesta, rivolta alla Regione, di limitare i Sic già individuati, che in base alla direttiva europea Habitat, dovrebbero essere trasformati in Zsc, Zone speciali di conservazione. Come ultima istanza, e sempre in presenza di un forte mandato popolare, il comitato promotore potrebbe anche sollecitare direttamente l’Unione Europea, come fatto con successo dall’Emilia Romagna. «Purtroppo abbiano constatato nel tempo», ha spiegato Faccia, «che l’istituzione del Parco Gran Sasso Laga da opportunità di sviluppo si è trasformato in una palla al piede per il nostro territorio. Il fallimento di questa operazione e le criticità conseguenti sono sotto gli occhi di tutti».
L’ultima vicenda raccontata dalle cronache è quella del progetto per la sostituzione della seggiovia delle Fontari, che è stato bloccato. «Vogliamo sensibilizzare la popolazione su questa tematica», ha aggiunto Faccia, «e ottenere un mandato che ci permetta, attraverso la raccolta di 5000 firme, di presentare al Comune la proposta di referendum, che verterà su due aspetti: la rimodulazione dei confini del Parco e la richiesta, per la Regione, di rivedere i Sic. Quest’ultimo punto è percorribile nel breve periodo, visto che l’Abruzzo è ancora inadempiente nell’attuazione delle direttive europee sulla salvaguardia delle biodiversità, in cui comunque vengono fatte salve le zone già antropizzate e quelle con interessi economici e sociali delle popolazioni residenti. Nel nostro caso», ha concluso Faccia, "potrebbero rientrarci ad esempio l'area degli impianti sciistici, i terreni privati di uso civico, la Villetta, il bosco del Chiarino e altro ancora».
Romana Scopano
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