Consiglio infuocato, il sindaco diserta

Passa la decima delibera contro l’impianto, ma senza la Casini che ha tempo fino a martedì per ritirare le dimissioni
SULMONA. E dieci. Arriva la decima delibera consiliare contro la centrale e il metanodotto Snam, in un consiglio comunale che si anima solo sul finale con i comitati ambientalisti che vengono accompagnati fuori dall’aula dalla polizia municipale, dopo le proteste per non essere stati ascoltati.
Tutto accade in assenza del sindaco dimissionario Annamaria Casini, che alla fine non arriva in aula. Mentre la delibera anti-Snam viene votata all’unanimità, l’ordine del giorno presentato dal consigliere Angelo Amori, con cui si chiede alla Casini di tornare sui suoi passi trova i voti favorevoli solo della maggioranza, con la minoranza che abbandona l’aula e Fabio Ranalli, dell’opposizione, in quel momento in aula da vice presidente del consiglio comunale, che vota contro.
Il sindaco dimissionario, dunque, non arriva in consiglio e rimanda l’eventuale ritiro delle dimissioni date del 23 dicembre e scaturite proprio dal via libera del Governo alla centrale. I 20 giorni di tempo per tornare a guidare la città scadranno martedì. Anche perché la delibera consiliare numero 10 contro la Snam impegna proprio il primo cittadino alla «costituzione di un gruppo multidisciplinare di tecnici con funzioni di supporto e consulenza per l’amministrazione comunale per la stesura del ricorso al Tar Lazio sulla delibera del Consiglio dei ministri, che ha dato via libera alla realizzazione del progetto di centrale a Case Pente». Oltre che «a sensibilizzare tutti i parlamentari abruzzesi, per promuovere azioni utili a scongiurare il progetto Snam, e gli stessi candidati alle prossime elezioni politiche, perché nei loro programmi elettorali si dichiarino contrari alla centrale». Il documento viene approvato da tutti i presenti, dopo una lunga sospensione dei lavori, chiesta dalla maggioranza per sottolineare nel testo il «gesto estremo delle dimissioni del sindaco contro il progetto». Il consigliere Mauro Tirabassi rimarca che «oggi più che mai non è possibile lasciare le redini di questa istituzione in mano a un commissario». Apre i lavori l’illustrazione della delibera, curata dal presidente del consiglio Katia Di Marzio, in cui si sottolinea la necessità di tenere conto del rischio sismico, della valenza agricola e archeologica dell’area di Case Pente, della conseguente svalutazione dei terreni e delle proprietà limitrofe, nonché l’impatto ambientale e i danni alle colture tipiche.
«Queste ultime non sono formalità, ma cose sostanziali», interviene il capogruppo Pd Antonio Di Rienzo. «Ai piani alti deve arrivare un ulteriore segnale di diniego». Alla fine della seduta, Antonio Franciosa, per conto dei Comitati cittadini per l’ambiente e tramite il consigliere di minoranza Elisabetta Bianchi, chiede di essere ascoltato, ma la Di Marzio glielo nega, «perché non lo prevede il regolamento del consiglio». A quel punto gli animi si scaldano e i vigili urbani intervengono per riportare la calma e accompagnarlo fuori. Del resto, la decima delibera anti-Snam c'è. Come pure il via libera al progetto da parte del governo, la cui delibera è stata notificata proprio l'altro ieri.
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