Consorzio, scontro sul direttore

10 Ottobre 2019

Il presidente non partecipa al voto, Confagricoltura sconfessa il blitz  

AVEZZANO. Nuova governance del Consorzio di bonifica spaccata sulla nomina del direttore dell’ente: 4 consiglieri della deputazione “promuovono” il responsabile del settore amministrativo, Abramo Bonaldi, il presidente, Dario Bonaldi, non partecipa al voto, mentre Confagricoltura spara a zero contro gli autori del blitz, Giancarlo Di Pasquale, Simplicio Angeloni, Fabrizio Malizia e Gino Di Berardino, alcuni in forza all’associazione. «Una decisione frettolosa e irresponsabile», tuona il presidente, Fabrizio Lobene, «Bonaldi è sicuramente una persona stimata e competente, tuttavia, le norme contrattuali dell’ente prevedono che in questi casi era possibile e necessario fare un’assunzione a termine nei limiti previsti dalla legge e dai contratti. Nessun buon amministratore, a un mese dalla scadenza del mandato, fa una scelta tanto delicata». Le elezioni fissate per il 20 novembre potrebbero saltare per effetto della legge di riforma approvata dalla giunta regionale che, se passa in consiglio, aprirà la porta al commissario per 6 mesi.
«L’assunzione, essendo una promozione interna», aggiunge Lobene, «sarà a tempo indeterminato, mentre il contratto di lavoro dei dirigenti, le normative nazionali e la legge regionale appena approvata dalla giunta prevedono che i dirigenti dei Consorzi debbono essere assunti con contratto a tempo determinato per un massimo di 5 anni». Sulla questione il presidente dell’ente aveva chiesto “un parere legale allo Snebi” per trovare una soluzione che tutelasse sia le ragioni del responsabile amministrativo che quelle preminenti del Consorzio e dei consorziati. Sappiamo che aveva chiesto una pausa di qualche giorno», prosegue Lobene, «per attendere la risposta. Sconfessiamo l’operato dei rappresentanti di Confagricoltura che non ci rappresentano più. Le loro dimissioni sono il minimo che l’organizzazione si aspetta.
Nulla contro il nuovo direttore, ma i dirigenti si assumono a tempo determinato perché hanno uno stipendio adeguato ai rischi che corrono nel caso in cui non siano in grado di esercitare il loro ruolo». (m.s.)
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