Consumi al Progetto Case Altra stangata sul Comune

L’ente condannato a pagare quasi un milione per debiti maturati con l’Enel Ricorso in Appello per contestare il verdetto: mancano prove e atti
L’AQUILA. Ancora guai per il Comune. Stavolta per una recente sentenza del tribunale circa un debito con Enel di una parte di consumi, non ancora saldati, del Progetto Case.
La somma delle bollette ammonta a 747.773,03 euro, oltre agli interessi legali già maturati. In tutto la cifra intera da pagare, comprese le spese di giustizia, è di circa un milione.
Il Comune dell’Aquila si era opposto al decreto ingiuntivo vantato dall’Enel e ceduto, come consente la legge, alla Banca Farmafactoring. Alla fine la sentenza del tribunale è stata favorevole ai ricorrenti e il Comune si è opposto ricorrendo in Corte d’Appello al punto che è stata già fissata la data del 31 novembre 2018. Ora, a prescindere di come andrà la controversia, resta il fatto che le bollette non sono state pagate e i consumi del Progetto Case rischiano di trasformarsi, e in parte lo sono già, in un pozzo senza fondo per le casse dell'ente. Questo, ovviamente, anche a causa delle forte morosità che, dati ufficiali di circa un anno fa, viaggia intorno al 25 per cento.
Il Comune, dunque, ha autorizzato con delibera di giunta l’ufficio legale, nelle persone di Domenico de Nardis e Andrea Liberatore, a resistere in giudizio.
I legali comunali, infatti, eccepiscono l’inefficacia della cessione del credito che l’Enel vanta verso l’ente locale. A loro avviso, infatti, la legge condiziona l’efficacia della cessione alla necessità della esplicita adesione del debitore ceduto. «Le cessioni operate dall’Enel spa»,dicono le difese, «dei crediti asseritamente maturati nei confronti del Comune, potranno essere efficaci solo nei casi in cui esso manifesterà in forma esplicita la propria adesione al negozio. Adesione che nel caso in questione non è mai avvenuta da parte dell’ente comunale».
Ci sono poi altre contestazioni. «Nella domanda di ingiunzione di pagamento», dicono ancora i legali comunali, «la Banca Farmafactoring non si è preoccupata di indicare quali siano stati gli atti intercorsi tra le parti (Enel e Comune) dai quali dovrebbe ricavarsi la sussistenza del fantomatico contratto di somministrazione. E nemmeno di produrre le fatture relative alla presunta fornitura di energia elettrica per la alimentazione degli impianti di interesse comunale. Inoltre «non risulta una qualsiasi annotazione di accettazione della fornitura e di attestazione di corretta esecuzione da parte de Comune». Si contesta, dunque, anche la materialità dei consumi: non basta esibire qualche decina di copie di contratti senza operare alcun collegamento per raggiungere la dimostrazione processuale della loro fondatezza.
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