Contributi post-sisma, assolti i Bellisari

Scagionati in appello l’avvocatessa Paola e il figlio, il magistrato Vittorio Cobianchi. Il verdetto: «Il fatto non sussiste»
L’AQUILA. La Corte d’Appello, ribaltando la sentenza di primo grado, ha assolto «perché il fatto non sussiste» l’avvocata Paola Bellisari e il figlio, il giovane magistrato Vittorio Cobianchi Bellisari, da indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato nell’ambito della ricostruzione. In primo grado erano stati condannati a sette mesi di reclusione con i doppi benefìci di legge. Ieri, nella sua requisitoria, il rappresentante della Procura generale aveva chiesto di assolvere il figlio e confermare la condanna per Bellisari. Essi erano finiti a processo per aver ottenuto un contributo di circa 200mila euro per la ristrutturazione post-sisma di un appartamento nel quartiere di Pettino. L’indagine della polizia municipale dell’Aquila fu fatta incrociando i dati in possesso dell’amministrazione, relativi ai contributi concessi per la riparazione o la ristrutturazione degli edifici danneggiati dal terremoto del 2009, con altri tipi di risarcimento. Secondo l’accusa (ora caduta), il contributo fu ottenuto dichiarando che si sarebbe trattato di una prima casa. In quell’appartamento, tuttavia, in base a quanto era scaturito dal controllo effettuato dagli agenti della municipale, abitava un’altra persona che aveva invece presentato istanza per ottenere l’indennizzo previsto per il danneggiamento dei mobili. Grazie ai riscontri incrociati il Comune aveva rilevato l’anomalia che condusse alla revoca del finanziamento concesso e in meno di un mese la somma fu restituita.
Bellisari attestò, inoltre, di non aver preso parte nella predisposizione della documentazione tecnico-contabile utilizzata per la richiesta di contributo.
Ieri il collegio, dopo breve camera di consiglio, ha scagionato gli accusati con formula piena assecondando le richieste dei legali Stefano Rossi, Augusto La Morgia, Pierpaolo Dell’Anno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

