«Contributi sisma illegittimi», 200 ricorsi

Tanti ex sfollati contestano l’azione avviata dal Comune, sono stati circa 6mila gli accertamenti spediti alle famiglie
L’AQUILA. Per il momento sono oltre 200, ma il numero è destinato ad aumentare. Fioccano i ricorsi depositati al giudice di pace del tribunale dell’Aquila contro l’iniziativa di recupero, avviata dal Comune su sollecitazione della Corte dei Conti, del Contributo di autonoma sistemazione (Cas), che in alcuni casi sarebbe stato percepito in modo illegittimo dagli sfollati, tra il 2009 e il 2015.
L’amministrazione comunale punta a recuperare 5 milioni a fronte di migliaia di accertamenti inviati.
Secondo i ricorrenti, come riportato da Abruzzoweb, la richiesta di restituzione parziale o totale del contributo percepito sarebbe caduta in prescrizione, in quanto sarebbero passati più di 10 anni dalle elargizioni. Ma per l’ufficio legale del Comune, che intende andare avanti nella battaglia, la prescrizione parte dalla data dell’accertamento, non dalla ricezione del contributo contestato. Il Cas è una misura destinata alle famiglie che, a causa del sisma del 2009, hanno avuto la casa distrutta o non abitabile. Tra le fine di gennaio e inizio febbraio 2024 sono previste le prime udienze, ma le sentenze arriveranno non prima di maggio.
I primi controlli furono avviati nel 2014 e portarono al recupero di quasi 3 milioni di euro. Si è passati, poi, a una seconda fase di accertamento, con quasi 6.000 richieste di restituzione del contributo di autonoma sistemazione.
In una specifica delibera di giunta, il Comune ha ribadito come «il sistema di assistenza indiretta in forma di contributo di autonoma sistemazione soggiaceva alla condizione che per il percettore non dovessero essersi realizzate le condizioni per il rientro nell’abitazione originaria. È, tuttavia, accaduto di frequente che le persone beneficiarie della suddetta forma di assistenza abbiano omesso di comunicare, o comunicato tardivamente, l’avvenuta realizzazione delle condizioni per il rientro nell’abitazione», si legge nella delibera, «di modo che le medesime hanno percepito il versamento del contributo oltre il termine di legge. L’avvenuto accertamento dell’insussistenza delle condizioni giustificative dei ratei di contributo obbliga l’amministrazione al recupero delle somme erogate senza titolo». Quanto al termine di prescrizione, la delibera sottolinea che «secondo l’insegnamento della Corte suprema di Cassazione lo stesso non decorre dal momento della percezione del contributo da parte del privato, ma dalla revoca in cui, a seguito dell’accertamento dell’illegittimità dell’erogazione, l’indebito si è concretizzato».
Centinaia gli atti di accertamento recapitati, dei quali oltre 200 già impugnati davanti al giudice.
L’amministrazione comunale, per chiudere la partita, non esclude «eventuali accordi transattivi per la definizione delle controversie». (m.p.)

