Cooperative edilizie, caos compravendite

Decine di atti bloccati in assenza dei prezzi massimi di cessione che non vengono ancora stilati
SULMONA. Decine di atti di compravendita bloccati in città in assenza dei prezzi massimi di cessione. Il Comune, infatti, non si decide a stilare una tabella coi prezzi massimi di vendita o affitto di immobili e terreni ottenuti anni prima da cooperative edilizie, edificati su aree espropriate da palazzo San Francesco e poi concesse in diritto di superficie o di proprietà. In città la maggioranza dei casi si registrano alla zona Peep, dove peraltro vive il 60% dei sulmonesi. È qui, infatti, che tra gli anni ’70 e ’80 e fino al 1990 c’è stato il boom delle cooperative o delle società di costruzione, di cui i proprietari erano soci. La cosiddetta edilizia convenzionata o popolare, che all’epoca ha sbloccato Piani regolatori e mercati immobiliari e che ora presenta il conto. Questi stessi proprietari, infatti, non riescono a vendere i loro appartamenti perché in Comune manca il prezzario massimo entro cui stare per le cessioni di questi immobili o terreni, costruiti beneficiando di contributi regionali e di sgravi fiscali dell’epoca. Sono già una trentina gli atti bloccati dai notai, che non accettano più le perizie giurate dei tecnici sul valore delle proprietà, dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 2015 (numero 18135), che ha stabilito l’indice massimo di cessione da parte dei Comuni. Ma a ciò si potrebbe aggiungere la beffa per quei proprietari che hanno già venduto e che ora rischiano di dover pagare sanzioni pesantissime e di restituire – ad acquirenti e affittuari – quanto percepito in eccesso rispetto alla somme previste nelle convenzioni comunali. La questione riguarda un po’ tutti i Comuni italiani, con varie associazioni che stanno già facendo stime e conti sul danno erariale conseguente e su quello relativo alla turbativa del mercato immobiliare. Visto che proprietà avute a prezzi vantaggiosi sono state rivendute a prezzi di mercato, cioè molto più elevati, con guadagni superiori al 100%. Proprio per questo, i notai non si vogliono assumere responsabilità che vanno ancora definite e nel dubbio bloccano gli atti di compravendita. Come accaduto ai signori Bartolomeo Combu e Maria Bussu, originari di Ollolai, che vorrebbero vendere il loro appartamento in via Orazio, il complesso delle cosiddette case Fiat alla zona Peep di Sulmona, ma che non riescono a farlo per mancanza di un prezzo massimo stabilito dal Comune su quelle proprietà. I due coniugi, dopo una vita di lavoro qui, vorrebbero tornare in Sardegna. Da qui l’appello al Comune di determinare il prezzo massimo per concedere loro la possibilità di vendere, scongiurando un atto che rischia di essere annullato, prima della registrazione. La richiesta è stata protocollata a palazzo San Francesco il 23 novembre scorso dal titolare di un’agenzia immobiliare, che assiste la coppia.
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