Coppia di profughi unita in matrimonio a Castel di Sangro

Rito in municipio celebrato dall’assessore Carnevale e festa nel centro d’accoglienza di Roccacinquemiglia
CASTEL DI SANGRO. La scintilla dell’amore è divampata anni fa nella terra d’origine africana, osteggiato prima dalle famiglie di appartenenza e poi da tanta sofferenza. Fino a quando è diventato ufficiale con il matrimonio celebrato nel centro di accoglienza di Roccacinquemiglia che ospita i due giovani profughi protagonisti di questa storia d’amore.
Kennedy Ebiko e Mercy Emiator, una giovane coppia di fidanzati, lui di 29 e lei di 28 anni, che dopo una promessa di matrimonio fatta in Nigeria, prima di scappare da una guerra, hanno deciso di coronare il loro sogno. Il rito civile del matrimonio, il primo contratto da giovani profughi in Alto Sangro, è stato celebrato nel municipio di Castel di Sangro.
I due ragazzi, fin dal loro arrivo nel Centro di accoglienza straordinaria (Cas) “Il Geranio”, si sono presentati come coppia e il loro percorso di accoglienza lo ha dimostrato sotto ogni punto di vista. Sono stati sempre collaborativi e hanno partecipato a tutte le attività organizzate nella struttura, dalla scuola ai lavori manuali, dalla cucina al volontariato. Dopo aver acquisito una discreta padronanza della lingua italiana, Kennedy e Mercy hanno iniziato il loro percorso d’integrazione nel territorio. Attualmente la ragazza ha ottenuto una forma di protezione internazionale e ha lasciato la il centro di accoglienza per trasferirsi a Castel di Sangro, dove ha trovato un posto di lavoro. Il marito, invece, attende il pronunciamento della Corte d’Appello dell’Aquila prima di potersi allontanare dalla struttura di Roccacinquemiglia. A celebrare il matrimonio è stato Diego Carnevale, assessore del Comune di Castel di Sangro. «Confesso che è stata una grande emozione», commenta Carnevale, «vissuta intensamente nel vedere la grande felicità espressa dai volti di Kennedy e Mercy. A loro ho augurato una felice e prospera vita insieme. Spero che per questi ragazzi sia un nuovo inizio e mi auguro che dopo una parte della vita piuttosto dura e tormentata da mille problemi possano formare una famiglia, garantendo a loro stessi e ai loro figli anche una vera integrazione nel tessuto sociale che li ha accolti». L’emigrazione che porta masse innumerevoli e crescenti di persone ad abbandonare situazioni invivibili per effetto di conflitti, violenze, persecuzioni politiche, razziali e religiose, costituisce, prima ancora di ogni valutazione giuridica, una necessità oggettiva e irrefrenabile, espressione di un legittimo desiderio di sopravvivenza delle persone coinvolte.
Nella frazione di Roccacinquemiglia sono residenti da più di un anno circa 50 richiedenti asilo, provenienti dall’Africa occidentale (tracui Nigeria, Gambia, Mali, Guinea, Senegal, Costa d’Avorio) e dall’Asia orientale (in particolare Pakistan e Bangladesh) ospitati nel centro di accoglienza “Il Geranio”, gestito dalla società “Gestione orizzonti”.
«Tutti noi operatori del centro d’accoglienza», spiega Paolo Frigato, responsabile di “Il Geranio”, «abbiamo vissuto con estrema gioia l’epilogo di questa storia, confermando che con un buon lavoro di squadra, laddove esistono i presupposti e la fattiva partecipazione degli interessati, è possibile parlare di integrazione». Dopo il rito civile, i novelli sposi hanno festeggiato il matrimonio assieme ad altri migranti e al personale della struttura, fino a tarda sera.
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