Coronavirus, bloccata adozione del bimbo

27 Febbraio 2020

Coppia di Avezzano disperata: aspettiamo da un anno e ora che potevamo andare a prenderlo non possiamo partire

AVEZZANO. Due genitori in attesa di abbracciare il loro bambino, due paesi che dialogano a fatica e il coronavirus a rendere ancora più farraginoso l’iter dell’adozione.
I sentimenti di una mamma e un papà, che da quattro anni aspettano di poter avere tra le loro braccia un bambino al quale dare amore incondizionato, sono entrati in contrasto con il virus che dalla Cina si sta propagando in tutto il mondo. Il loro percorso verso la genitorialità è iniziato nel 2016 e ora che erano a un passo dall’abbracciare il loro piccolo di 20 mesi, l’iter è bloccato a causa del coronavirus. «Il nostro percorso è iniziato quattro anni fa, con la domanda di adozione», raccontano i due professionisti marsicani, «abbiamo scelto dopo un anno l’ente internazionale a cui affidarci e come Paese la Cina. Da quel mandato è iniziata l’attesa. Abbiamo avuto tanti contatti con il tribunale, abbiamo incassato delle delusioni, delle illusioni e poi delle gioie. Ci avevano prospettato 24 mesi d'attesa, invece sono stati molti di più».
A complicare tutto, il virus che ha bloccato l’iter. «Abbiamo capito che le cose si stavano prolungando a causa non solo dei rapporti tra Cina e Italia, ma anche della politica del figlio unico che è venuta meno, della forza degli Stati Uniti, che hanno avuto sempre una corsia preferenziale per l’adozione, e di altri fattori. Abbiamo vissuto con sentimenti altalenanti di gioia e di paura. Dopo l’abbinamento abbiamo avuto i dati del bambino, una sua foto ed eravamo pronti per avere la pergamena verde con la quale la Cina si impegnava a siglare l’adozione. Purtroppo non ci è ancora arrivata. Quest’ultimo passaggio ci manca, nessun ente sa dirci quando la Cina rispedirà questa pergamena e quando ci permetterà di andarlo a prendere». La chiusura del traffico aereo tra Italia e Cina sta peggiorando la situazione e il desiderio dei due genitori di festeggiare il secondo compleanno con il loro piccolo, va via via scemando. «Certamente quello che faremo non sarà più un viaggio di piacere», continuato, «dovevamo stare 20 giorni in Cina e contavamo di partire per marzo, ma non sappiamo neanche se potremo andarci a stretto giro. Purtroppo non possiamo avere contatti con il bambino e non li avremo fino a quando non sarà concluso l’iter. Per ora sappiamo che è in un istituto nella zona centrale della Cina».
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