Corruzione, nei guai capo di condominio

12 Settembre 2014

Nel mirino della Finanza l’amministratrice del «Girasole» Claudia Colacchi Ricostruzione privata e reati, dalla Procura aquilana un caso pilota

di Giustino Parisse

L’AQUILA

E' una melassa puzzolente fatta di furbacchioni, corrotti e corruttori, profittatori, gente che ha adottato lo slogan "come sopravvivere al terremoto e vivere felici". Quello che emerge dalle indagini della Procura dell'Aquila è un mondo composto da gente che per poche migliaia di euro venderebbe anche l’anima.

L'ultima brutta storia ce l'hanno raccontata ieri gli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza che hanno beccato con le mani nella marmellata una amministratrice di condominio accusata di aver preteso una tangente (il due per cento su un appalto da un milione e mezzo di euro) per affidare i lavori di ristrutturazione del condominio “Il Girasole” in via Beffi a Coppito, a una ditta di cui è amministratore di fatto Nunzio Massimo Vinci già noto alle cronache cittadine per essere finito nel giugno scorso in una indagine su strani intrecci fra preti, imprenditori e pubblici funzionari. Tutto per aggiudicarsi appalti per il restauro delle chiese. Un tipo intraprendente visto che è riuscito a entrare anche in quel mondo misterioso, simil massonico, che è la ricostruzione privata, anzi a volte privatissima. Ma è qui che forse sta la vera notizia. Il codice penale non prevede (o non la prevede in maniera esplicita) la cosiddetta corruzione fra privati. Per cui amministratori di condominio e presidenti di Consorzio (al di là della loro onestà personale) hanno creduto di fare un po' il bello e il cattivo tempo affidando gli appalti in base a criteri anomali: amicizia, interessi convergenti, pressioni del tipo: io 50 anni fa ti ho fatto un favore ora tu me lo devi rifare, colleganza con politici capaci di dare una mano a vari livelli. Insomma il solito magna-magna della provincia italiana più profonda.

Di questi giochetti si sono accorti (tardi) anche i rappresentanti delle istituzioni (va dato atto al sindaco Cialente di essere stato fra i primi a lanciare l'allarme sui balletti che si consumavano nel grande circo della ricostruzione privata prendendosi anche qualche reprimenda da saputelli della politichetta aquilana). E' tanto vero che se ne sono accorti, che nella nuova legge che dovrebbe essere approvata nelle prossime settimane dal parlamento è stato inserito un articolo in cui si prevede esplicitamente che amministratori di condominio e presidenti di aggregati vengano equiparati a incaricati di pubblico servizio. Come spesso accade però la magistratura e le forze dell'ordine vedono meglio e in anticipo la problematica e ieri, per la prima volta, a una amministratrice di condominio Claudia Colacchi 51 anni dell'Aquila, a Nunzio Massimo Vinci, imprenditore siculo di 52 anni e al titolare della ditta "Cai di Incontro Cristiano" (sembra il nome di una setta religiosa), Cristiano Incontro, 35 anni residente a Cansatessa, è stato contestato il reato di " Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio". A dare una svolta a tutta la materia è stata anche una valutazione attenta e ragionata fatta – sugli atti che la Finanza gli ha sottoposto – dal capo della Procura della Repubblica Fausto Cardella il quale in un breve incontro con i giornalisti, pur non entrando nel merito dell'indagine, ha voluto sottolineare la novità dell'interpretazione legislativa che, ha detto «è stata accolta anche dal giudice per le indagini preliminari che ha autorizzato il sequestro di 2000 euro» all'indagata.

Duemila euro che sarebbero il valore accertato della tangente (che in realtà in base ad accordi fra i protagonisti della vicenda risultanti dalle intercettazioni doveva ammontare, secondo la Finanza, a circa 30.000 euro, cioè il due per cento dell'appalto, che si badi bene, in questo caso, non c’entra con la percentuale stabilita per legge a favore di presidenti e capi condomini). Insomma un caso pilota che dovrà passare al vaglio di altri giudici ma che certo apre una strada che non farà dormire sonni tranquilli ai disonesti. Se poi a breve dovesse arrivare la legge non ci sarebbero più problemi. La filosofia alla base del provvedimento della Procura è che i soldi pubblici vanno maneggiati con cura, nella massima trasparenza e senza farci la cresta sopra. Concetto che dovrebbe essere chiaro ma che evidentemente per molti non lo è. Dall’indagine condotta dagli uomini del comandante provinciale della Fiamme Gialle, Giovanni Castrignanò, traspare un sottobosco in cui ci sono aquilani che la tragedia del terremoto non solo l’hanno dimenticata ma con il proprio comportamento sbeffeggiano le vittime e tutto il dolore che ne è seguito. Confesso: ho redatto questo articolo con rabbia mista ad amarezza e rassegnazione. Mi è toccato farlo. Difficile scrivere di chi ruba la speranza a una città.