Corruzione, nove mesi a Colella

22 Dicembre 2017

Condannato dai giudici di Milano il patron della Santa Croce. L’avvocato: sarà assolto in appello

CANISTRO. Camillo Colella, patron della Santa Croce, è stato condannato a nove mesi (con i benefìci di legge) per corruzione privata. La vicenda riguarda Massimo Ponzellini, l'ex numero uno di Banca Popolare di Milano finito nel mirino della Procura per aver elargito crediti, chiedendo in cambio una fetta dei finanziamenti. Finanziamento di «soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali», in cambio di denaro o «utilità di carattere politico-relazionale». Tra questi imprenditori figurava anche Colella, l’unico condannato oltre a Ponzellini a cui è stata inflitta invece una pena di un anno e sei mesi, anche in questo caso sospesa. I giudici hanno ritenuto che Colella abbia corrotto Ponzellini con 700mila euro attraverso la sua società Farmer e che abbia sostenuto i costi, con un’interposizione fittizia, della società lussemburghese Mavy, proprietaria dell’imbarcazione “Santa Maria a mare” a sua volta dell’allora banchiere. In cambio, Ponzellini e «gli organi di Bpm» lo avrebbero favorito in diverse operazioni bancarie tra cui l’acquisto di quote del fondo Goethe per un valore di 15 milioni di euro e il finanziamento della società Italiana Beverage. Nel capo d’imputazione si precisa, però, che quest’ultimo finanziamento, «è stato poi rigettato». Il verdetto è stato emesso ieri dalla Prima sezione penale del Tribunale di Milano. Il reato di corruzione privata si potrebbe già prescrivere già prima dell’appello.
I giudici hanno deciso la sospensione dell’esecuzione delle pene per entrambi per un periodo di cinque anni. «Rispettiamo come sempre le decisioni dei giudici», ha commentato il difensore di Colella, l’avvocato Alessandro Diddi, «tuttavia presenteremo appello non appena la motivazione della sentenza sarà disponibile. La decisione era inattesa», ha aggiunto Diddi, «e siamo curiosi di leggere le motivazioni. Nel corso del processo si era dimostrato con prove inoppugnabili che i rapporti economici con Ponzellini fossero sorti addirittura in epoca antecedente rispetto all’assunzione da parte del primo della carico di presidente del cda di Banca Popolare e che essi erano regolati da contratto recante data antecedente sempre alla carica e le cui obbligazioni patrimoniali erano state già in parte eseguite».(p.g.)
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