Corsa ai vaccini, restano esclusi i docenti in servizio fuori regione

8 Marzo 2021

C’è attesa per l’avvio, in programma dal 15 marzo, delle somministrazioni riservate ai soggetti fragili Ma cresce la protesta dei pazienti dializzati: «Siamo esposti tre giorni a settimana al rischio contagio»

L’AQUILA. Partita la vaccinazione del personale scolastico e universitario con patologie o disabilità, restano ancora in attesa i docenti pendolari che prestano servizio fuori Abruzzo, in particolare nel Lazio. Non sono riusciti a iscriversi alla piattaforma regionale e hanno trovato la porta chiusa anche nella sede di lavoro. È il caso, emblematico, di un insegnante aquilano di 66 anni, l’unico tra i 282 colleghi dell’istituto superiore di Roma dove si reca ogni mattina a non essere stato vaccinato.
«Sono pronto anche a pagarlo, il vaccino», racconta al Centro, «ma mi rispondono di aspettare che la situazione si sblocchi». E c’è attesa anche per la categoria dei fragili, le cui vaccinazioni, come annunciato dall’assessore regionale Nicoletta Verì, dovrebbero partire il 15 marzo: «Vado in ospedale tre volte alla settimana per fare la dialisi», denuncia un altro cittadino aquilano, «e sono pronto ad azioni eclatanti». Intanto, ieri gli operatori sanitari del centro vaccinazioni di via Ficara hanno lavorato al freddo per tutto il giorno: l’impianto di riscaldamento del Musp di proprietà del Comune, che ha ospitato nel post-sisma un asilo nido, resta infatti spento la domenica. Se ne sono accorti i cittadini vaccinati, ma soprattutto medici e infermieri che erano in servizio.
DOCENTI PENDOLARI. Ieri il professore aquilano di 66 anni si è recato per l’ennesima volta in via Ficara, sperando che fosse quella buona: «Ma mi hanno risposto che il mio nome non compare ancora nell’elenco e che devo aspettare. Ora basta: sono diabetico, ho 66 anni e devo ancora lavorare perché non posso andare in pensione. Faccio il pendolare: ogni mattina prendo l’autobus per Roma, insegno in un grande istituto superiore dove tutti i 282 miei colleghi sono stati vaccinati. Mi sento a disagio, tra loro. La piattaforma regionale per aderire alla campagna vaccinale ha respinto la mia iscrizione, perché la mia scuola è fuori Abruzzo. Nel Lazio non possono vaccinarmi perché sono residente in Abruzzo: un cane che si morde la coda». Il sistema di entrambi le piattaforme non riconosce il codice meccanografico della scuola. Un’anomalia che coinvolge tanti docenti pendolari. Le Regioni hanno chiesto l’intervento del governo per sbloccare la situazione.
SOGGETTI FRAGILI. «Sono pronto a dimostrazioni eclatanti se non verrà messa subito in atto una campagna di vaccinazione per i dializzati». Un’altra storia che racconta il disagio vissuto dalle categorie fragili, e in questo caso più esposte al rischio di contagio: «Rischio di prendere il coronavirus», scrive un altro cittadino aquilano, «in quanto ogni lunedì, mercoledì e venerdì sono costretto a stare per quattro ore in ospedale. Mi trovo ad avere la stessa quantità di rischio di un medico o di un infermiere. Lo Stato ha indicato che le prime persone fragili a dover essere vaccinate sono i dializzati. Ma qui non sta accadendo».
DOCENTI CON PATOLOGIE. Una domenica che inizia con una piccola vittoria». A parlare è Massimo Prosperococco, coordinatore delle associazioni di disabili dell’Aquila: ieri sono stati somministrati i vaccini Moderna e Pfizer ai lavoratori della scuola e dell’università che non erano stati vaccinati perché fragili o disabili, «creando di fatto un’assurda discriminazione nei loro confronti. Spero che nel giro di qualche giorno», sottolinea Prosperococco, «vengano vaccinati tutti. Vigileremo affinché questo avvenga». «Una piccola vittoria, in attesa della data, per ora ancora ufficiosa, del 15 marzo», conclude Prosperococco, «per l’inizio delle vaccinazioni di tutte le persone estremamente vulnerabili, fragili e disabili nel territorio regionale. Una battaglia impegnativa e difficile portata avanti con forza da Claudio Ferrante e l’associazione “Carrozzine Determinate”, con il contributo de gli altri sodalizi aquilani. Ora tocca alla Regione Abruzzo e all’assessore alla sanità Nicoletta Verì, passare dagli impegni e dalle parole ai fatti».
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