«Corsa in città e frazioni per tamponare le falle»

Il racconto degli operatori dell’azienda: difficili gli allacci ai campi e per il G8 Il presidente Ajraldi: anche oggi i dipendenti lavorano con dedizione e cura
L’AQUILA. Nei giorni della commemorazione del sisma del 6 aprile 2009, Gran Sasso Acqua spa, società partecipata che gestisce il servizio idrico, presieduta da Fabrizio Ajraldi, contribuisce al ricordo e alla memoria con le testimonianze di chi, fin dalle prime ore dell’alba, fu subito a disposizione per aiutare le persone e tamponare le perdite idriche. Sperando nella rinascita del capoluogo, delle frazioni e dei paesini oggi desertificati dai parecchi distacchi e pochissimi nuovi allacci.
Antonello Martellucci era il caposquadra: «Erano saltati i distretti suddivisi in allacci, fognature, perdite e acquedotti, dove serviva andavamo, non c’era orario, dalla mattina presto alla sera tardi la reperibilità era continua», ricorda, «ci coordinavamo con la Dicomac e il Com nell’ex sede dei vigili urbani. A Paganica si era rotta la conduttura del Gran Sasso in parecchie parti, staccati tubi di 4 o 5 centimetri. Tanti pianti, tutto buio, solo sirene, sembrava una guerra. Era una giungla, dovevamo tamponare le tante perdite, con l’aiuto dei colleghi di Avezzano, d’Abruzzo e d’Italia, chiamavamo chiunque per dare una mano. Dormivo sul rimorchio del trattore, l’acqua usciva dalla terra, dovunque, dove non arrivavamo con l’auto, per gli smottamenti e le strade sterrate e crollate, continuavamo a piedi. La famiglia non la vedevo quasi più, dopo gli allacci dei campi fu la volta del G8, sigillammo i pozzetti con una serie di interventi per presidiare gli acquedotti lungo la strada da fare come collegamento all’aeroporto di Preturo, per far atterrare i grandi della Terra. Ci occupammo in seguito degli allacci e fognature dei Progetti Case e Map e ancora dei Musp». C’era con lui Emiliano De Nuntiis: «Il direttore Melaragni era in ufficio alle 8.30, facemmo un primo giro di ricognizione, attraversammo il Corso, via XX Settembre con la Casa dello Studente, Onna e Tempera dove un cumulo di macerie ci impedì di procedere. Era tutto surreale ed era urgente riparare le macroperdite».
«Eravamo in cinque», ricorda Ermando Sallusti, «tamponare l’acqua del Gran Sasso era un’impresa ardua. Siamo stati lì otto ore solo per chiudere le saracinesche i danni erano ingenti, l’acqua usciva come un torrente. La Panda aziendale era il lasciapassare: andavamo al Com, all’asilo comunale, a prendere notizie e ovunque a chiudere i rubinetti tra le macerie. Poi gli allacci dell’acqua e fogne a tutti i campi degli sfollati: quattro tipi di allacci diversi, l’ospedale, l’acqua provvisoria a Onna. Apprendevamo le notizie da una tv fuori dagli uffici, facevi colazione da un parte, il pranzo al campo dove ti trovavi, le file, non avevamo i soldi per la benzina i bancomat erano inagibili, lavoravamo tra le scosse, su corso Federico II la gente camminava stralunata mi ricordo una trave in cemento enorme per terra, mi ricordo Onna, decisero poi di vietare l’accesso in centro storico, chiunque ci chiamava intervenivamo anche dove le case non esistevano più ma le persone ci chiedevano di chiudere l’acqua ed i rubinetti. Rifarei tutto come allora».
«Ringrazio tutti i dipendenti della Gsa per la dedizione, la cura e la disponibilità con cui lavorano sul territorio, tra cantieri, sottoservizi, nuovi allacci, problemi, danni e riparazioni nella carenza di personale e soprattutto per la grande umanità e vicinanza alle persone che quotidianamente dimostrano», dichiara il presidente Ajraldi.
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