Corte d’Appello, un caso che infiamma

4 Marzo 2021

L’ex magistrato Trifuoggi rivela: «Il ministro Castelli voleva già nel 2004 la sede staccata a Pescara»

L’AQUILA. Il ricordo dei moti del ‘71 ha riacceso i riflettori su querelle più recenti, su vicende sulle quali L’Aquila ha più volte gridato allo “scippo”. E così il botta e risposta tra il giornalista aquilano Bruno Vespa e l’avvocato pescarese Carla Tiboni sul tentativo di trasferire la Corte d’Appello dall’Aquila a Pescara subito dopo il devastante terremoto del 2009, ha finito per riaprire le polemiche. L’istituzione a Pescara di una sezione distaccata della Corte d’Appello era l’obiettivo di due proposte di legge presentate prima nel 2014 e poi nel 2018 dal Movimento 5 Stelle, primo firmatario il deputato e avvocato Andrea Colletti.
«Quella proposta», dice Colletti, «è ferma nei cassetti ed è improbabile che possa partire il relativo iter. Il tema, nel corso degli anni, ha fatto discutere anche a livello politico. Il consiglio comunale di Pescara nel 2014 approvò all’unanimità un ordine del giorno in favore della nuova sede nel capoluogo adriatico. Solo pochi giorni dopo, il consiglio comunale dell’Aquila approvò un altro ordine del giorno, ma per esprimere la sua contrarietà. L’obiettivo delle due proposte di legge», spiega Colletti, «era quello di rendere un servizio alla cittadinanza, costretta a spostarsi da una parte all’altra della regione. Purtroppo tutto ciò non andrà in porto, perché si inserisce in un contesto più ampio che prevede il taglio dei tribunali minori».
Pronta la replica del presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila, Maurizio Capri, secondo cui «l’istanza, reiterata nel tempo, è andata a vuoto per una semplice questione di numeri». Per Capri, «queste richieste spesso e volentieri erano motivate dall’aumento del contenzioso che si aveva sulla costa. Ma, anche se è vero che la costa ha avuto negli ultimi anni un incremento di contenzioso, parliamo sempre di numeri relativi: tutto l’Abruzzo non è neanche una parte di Roma ed è ovvio che la politica ragioni in concreto anche sui numeri. E a frenare tali richieste c’è anche la riforma della geografia giudiziaria orientata contro il decentramento».
Nel dibattito interviene anche Nicola Trifuoggi, ex capo della procura pescarese per 11 anni, ma in precedenza, pretore e pm a Chieti, L’Aquila e Pescara. E lo fa raccontando anche qualche aneddoto. «All’inaugurazione del Tribunale di Pescara, nel 2004, fui chiamato a una riunione riservata in cui c’era anche il ministro Castelli (Lega). Lì venni a sapere che Castelli aveva interesse ad aprire una seconda sede della Corte d’Appello in Lombardia per il nord, a Pescara per il centro e a Foggia per il sud. Non mi meravigliai affatto: sapevo che un intero piano del nuovo tribunale era vuoto ed era stato riservato proprio per quel “progetto”. Trifuoggi, per alcuni anni anche vicesindaco all’Aquila nella giunta Cialente, aggiunge ironicamente: «Una volta feci notare a Cialente che, a parte le categorie interessate, a Pescara queste cose non interessavano a nessuno. Gli aquilani si infervorano. A Pescara pensano “Arriva la Corte d’Appello? Bene, ma in fondo chissenefrega”».
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