Così i restauri scrivono una nuova pagina

La chiesa nasce nel 1713 a ricordo delle vittime del 1703. Oggi, 305 anni dopo, la memoria del 2009
L’AQUILA. Il cantiere di costruzione della chiesa di Santa Maria del Suffragio si apriva nell’ottobre del 1713, in memoria delle vittime del terremoto di dieci anni prima. Poco più di 300 anni dopo, stamattina, si inaugurerà il restauro di quello che è tristemente diventato il simbolo di un altro terremoto, quando, il 7 aprile 2009, una parte della cupola delle Anime Sante crollò in diretta televisiva a seguito di una delle repliche del sisma del giorno precedente. Un restauro reso possibile grazie alla collaborazione, economica e tecnica, tra Segretariato per i beni culturali abruzzese, diretto da Stefano D’Amico, Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, con a capo Alessandra Vittorini e Repubblica francese, che ha donato 2.750.000 euro, a fronte di una spesa complessiva di circa 6 milioni. Mentre l’appalto della chiesa, infatti, è stato gestito dal Segretariato, di cui fa parte anche il responsabile unico del procedimento, architetto Claudio Finarelli, molti tecnici sono della Soprintendenza, tra gli altri anche la responsabile delle opere artistiche Anna Colangelo. Al lavoro hanno collaborato anche architetti francesi. La prima delle preoccupazioni dell’intervento di restauro è stata l’antisismicità della struttura, che oggi viene pienamente garantita, ma a dominare la scena è, appunto, la cupola del Valadier. Resterà il simbolo di quanto accaduto, grazie a quella che i tecnici hanno voluto chiamare la “cicatrice”, che divide la parte ricreata ex novo della cupola da quella consolidata, attraverso un piccolo gradino, un dislivello che riproduce artificialmente una crepa, e una differenza cromatica tra gli apparati originali della cupola, leggermente più scuri, e quelli ricostruiti. Ma a lasciare senza fiato, quando si entra nella chiesa, dopo più di nove anni dal sisma, sono i colori. La luce che entra dalle finestre, con i vetri oggi più trasparenti, riflette i toni tenui del rosa, dell’azzurro e del beige sulle pareti. È stato predisposto, infine, un impianto di riscaldamento a pavimento e l’altare, completamente distrutto durante il terremoto, è stato riproposto in chiave più moderna, pur avendo stesse cromie dei marmi del precedente. Un lavoro certosino che sembra destinato a restare nel cuore degli aquilani e, chissà, forse anche del presidente Mattarella, che oggi lo vedrà per la prima volta.
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