«Così la musica di Mozart torna in vita»

21 Febbraio 2018

Il racconto di una protagonista di “Il Flauto Magico, “Die Zauberflöte”: opera fantastica ed esoterica

L’AQUILA. L’atmosfera si fa trepidante, l’adrenalina vibra nell’aria, nei nostri volti emozionati e ansiosi; l’ouverture incomincia e le danze sono così aperte. Il conservatorio dell’Aquila ci stupisce e porta in scena una produzione “home made” (fatta in casa) dell’opera di W.A. Mozart: “Die Zauberflöte”, Il Flauto magico. I protagonisti sono gli allievi della classe di canto lirico del maestro Antonella Cesari e del maestro Enrico Arias, al pianoforte, che ha curato l’aspetto strumentale per una rappresentazione all’italiana, solo voce e pianoforte. Ultimo di un’illustre serie, Il Flauto magico è un Singspiel in due atti, ovvero un’opera sia cantata che dialogata, su libretto di Emanuel Schikaneder. È stato messo in scena su iniziativa dell’associazione culturale Amores al teatro polivalente di Bisenti (Teramo) in lingua originale (tedesco), con i dialoghi in italiano per una migliore comprensione. L’idea è nata come saggio di fine anno; la scelta di quest’opera non è casuale, poiché si presenta come un’apparente favola ricca di colpi di scena: la storia si apre con il rapimento della principessa Pamina, interpretata da Beatrice Fallocco, dal gran sacerdote Sarastro, Gianmarco Di Cosimo, per proteggerla da sua madre, la Regina della Notte, Lorena G. Scarselli, il personaggio più atteso dell’intera opera, con i suoi acuti mozzafiato nell’aria “Der Hölle Rache”. La vicenda è ambientata nell’antico Egitto, in cui il principe Tamino, Benedetto Agostino, incaricato di salvare Pamina, dovrà superare un rito iniziatico di tre prove insieme a Papageno, Thomas Reay Mackay, un uccellatore al servizio della regina. Fondamentali sono le tre dame, Lorena Lepidi, Katia Di Michele e Antonella Zanpaglione, assistenti fedeli della regina che aiuteranno i due. La commedia è resa divertente dalla presenza di storie d’amore: quella tra Tamino e Pamina, bramata da Monostato, Leonardo Chiaravalle, servitore di Sarastro, e quella di Papageno e Papagena, interpretata dalla sottoscritta. In quest’opera si cela una fitta simbologia esoterica, per alcuni massonica, testimoniata dalla ripetizione del numero tre: tre dame, tre prove e tre volte ascoltiamo il primo accordo musicale. Questo miscuglio di serietà e comicità rendono l’opera interessante e alla portata di tutti, poiché appare così misteriosa da farci porre la fatidica domanda: Mozart era massone? Non lo sappiamo per certo, sappiamo però che ogni sua opera ha stupito molte generazioni finora; le sue composizioni sono sempre vive e Il Flauto magico non è mai fuori moda. Infatti, è stato rappresentato nell’attuale stagione 2017-18 alla Met Opera di New York. La vera sfida per noi giovani allievi è stata la resa teatrale di personaggi fabulosi: espressioni facciali, movenze e parole da ricordare a memoria. Il principale intento della produzione mozartiana del Conservatorio “A. Casella”, che continuerà la sua rappresentazione per le scuole il 18 e 19 aprile nell’auditorium Shigeru Ban, era appunto questo: far sì che i ragazzi si mettessero in gioco, che sperimentassero le loro capacità al fine di relazionarsi con ciò che li circonda, primo tra tutti il pubblico, che osserva con occhio attento e critico, poi il palcoscenico, gli oggetti di scena, realizzati a mano dagli allievi stessi così come i costumi, e possibili imprevisti (che mai mancano). La riuscita della messa in scena ci ha stupito sopra ogni aspettativa, un pubblico fantastico, una cittadina amante dell’arte, nel suo piccolo, che ci ha accolti a braccia aperte. La sala è gremita di affetto e di persone che ci hanno supportato, che ci hanno dimostrato, così come altre volte, che l’opera vale, che l’opera è moderna. L’opera non è asettica come molti nostri coetanei possono pensare, non è incomprensibile, non è astratta; l’opera è profonda e scandaglia l’interiorità dell’uomo anche nello scorcio di una vita quotidiana.
*(alunna e attrice)
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