«Così manteniamo la tradizione»
Lo storico locale, Alloggia, ripercorre l’evento prima e dopo il sisma
PAGANICA. Sulla festa di Paganica, Raffaele Alloggia, cultore di storia locale, ha inviato al Centro alcune riflessioni sull’evento caro ai paganichesi. «Dopo il terremoto di quel 6 aprile di 10 anni fa diverse tradizioni popolari sono cambiate e altre addirittura soppresse», scrive. «Nel centro storico di Paganica molti sono stati gli oggetti rubati dalle nostre case fino ad allora gelosamente custoditi, identitari della civiltà contadina. Gli abitanti, subito dopo i primi furti, chiesero di inibire il centro storico agli “sciacalli” sbarrando le vie di accesso, ma i cancelli furono installati solo nel 2013. Hanno rubato di tutto, ante in pietra di porte e finestre, oggetti in rame, gronde e pluviali, in via San Giovanni fu sradicato persino un fontanile in ghisa dal quale sgorgava acqua sin dal 1902. Nel 1992, nella chiesa parrocchiale di Paganica, fu trafugato il reliquario in rame del 1400 rappresentante il braccio di San Giustino, il protettore del paese. L’oggetto sacro venduto all’asta a Parigi nel 2014, acquistato da un collezionista inglese per 30.000 euro, fu recuperato a Londra grazie alle indagini dei carabinieri di Paganica in collaborazione con il comando provinciale dell’Aquila, nel 2017. Oggi la ricostruzione delle case nel centro storico, anche se con ritardo, è avviata, ma non si completerà prima di una decina di anni. Quasi nulla, però, è stato fatto per la “ricostruzione sociale” per far sì che le persone ritrovino la propria identità, in primis i luoghi di aggregazione sociale e il ripristino di tradizioni locali, in quanto dopo il sisma si è innescata una lenta ma progressiva “spoliazione”. Solo adesso iniziamo a riprenderci qualche pezzo delle nostre tradizioni, in previsione del fatto che l’anno prossimo, dopo la lunga pausa, la piazza principale potrà tornare nella disponibilità degli abitanti. Sarebbe auspicabile che già quest’anno, in occasione dell’ostensione delle reliquie, sia presente anche il reliquiario rubato, a cui gli abitanti sono molto legati. Purtroppo ancora oggi nel paese non abbiamo una campana che con la tonalità dei suoi rintocchi sappia parlare ai suoi abitanti. Da sempre nella nostra tradizione, i rintocchi delle campane ci hanno dato, a seconda del suono, un messaggio diverso, atto a scandire sia momenti di vita che di morte delle persone. Da quella notte, tutti coloro che sono passati a “miglior vita”, sono stati accompagnati al cimitero nel silenzio più profondo interrotto solo dal pianto dei propri cari. Il giorno in cui il campanone della chiesa parrocchiale tornerà a suonare, proporrò al parroco, per ognuno di loro, un rintocco, ricordandone il nome e iniziando da chi quella notte rimase sotto le macerie», conclude Alloggia.

