Cos’è il Centro antiviolenza

21 Marzo 2018

L’AQUILA. Finiti i festeggiamenti per la giornata della donna, approfondiamo la realtà, poco conosciuta, del Centro antiviolenza (Cav) attraverso le parole di alcune delle attiviste-operatrici del...

L’AQUILA. Finiti i festeggiamenti per la giornata della donna, approfondiamo la realtà, poco conosciuta, del Centro antiviolenza (Cav) attraverso le parole di alcune delle attiviste-operatrici del centro: Marina, Orietta e Anna.
Quando nasce l'associazione?
«Nel 1987, con la fondazione della Biblioteca delle donne. All’inizio degli anni 2000 alcune di noi hanno sentito l’esigenza di impegnarsi nel fare politica da donne, con le donne e per le donne. È con questo desiderio che nel 2007 viene aperto in città il Centro antiviolenza per le donne e inoltre, nel 2010, quest’ultimo aderisce all’associazione nazionale Dire, donne in rete contro la violenza, che vede associati 80 centri di formazione femminista».
In che modo operate con le donne?
«Intanto rispondendo alle chiamate che arrivano al numero 340-0905655. Numero a cui vengono inoltrate anche le chiamate delle donne che si rivolgono al 1522. Le donne vittime di violenza che si rivolgono al centro per essere sostenute trovano operatrici che le affiancano nella volontà di uscire dalla situazione violenta in cui si trovano. Noi operatrici forniamo ascolto empatico. Durante i colloqui, il racconto della donna non è mai messo in dubbio, instauriamo con lei un rapporto relazionale per sostenerla e non farla sentire sola, fornendole anche, quando richiesto, assistenza legale, psicologica e per l’inserimento lavorativo».
Quali sono le principali motivazioni che spingono la donna a rivolgersi al centro?
«Le donne che si rivolgono a noi non sono sempre in situazioni gravi e hanno il più delle volte la volontà di tutelare i propri figli. Tuttavia, nei casi peggiori, sono impaurite e chiedono protezione. In questi casi il centro è affiancato dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali».
C’è una specifica formazione per diventare operatrice del centro?
«Assolutamente sì. Le volontarie che svolgono la funzione di operatrici sono tutte donne che hanno seguito percorsi di formazione, fondamentali per intraprendere questo tipo di percorso».
Avevate particolari aspettative per questa tipologia di servizio?
«Il nostro scopo era mettere in atto azioni concrete, che facessero sì che le donne si avvicinassero al centro. Volevamo inoltre catturare l’attenzione della cittadinanza e suscitare il dibattito per portare alla luce questa realtà ancora poco conosciuta. A oggi possiamo dire che le nostre aspettative non sono state affatto deluse e che i nostri obiettivi poco a poco si stanno raggiungendo».
Alessia Rufini
Melissa Dionisi
Enzo Bafile
Lorenzo Masedu
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