Costi edilizi, deciderà il giudice

30 Ottobre 2021

Ricorso delle imprese sull’aumento dei contributi, il Tar si chiama fuori

L’AQUILA. È battaglia legale sul decreto del 10 settembre 2020 degli uffici speciali dell’Aquila (Usra) e comuni del cratere (Usrc). Il decreto prevede un aumento del tre per cento (incremento Istat) del contributo per la ricostruzione privata (terremoto 2009). L’incremento era stato “autorizzato” con un Dpcm (governo Monti) del 4 febbraio 2013, con il quale si definivano “i criteri e le modalità di riconoscimento ed erogazione delle somme derivanti dall’indicizzazione dei costi per gli interventi di ricostruzione non ancora avviati e per quelli avviati e non conclusi”. Il contenzioso nasce dal fatto che alcune imprese aquilane ritengono quel tre per cento (arrivato tra l’altro 7 anni dopo il Dpcm del 2013) non sufficiente a coprire l’aumento dei costi edilizi (materie prime soprattutto) che si è verificato dal 2009-2010 in poi.
DOPPIA CENSURA
La censura al decreto del 2020 dei due Uffici speciali è però duplice. La prima è che l’aumento del 3% del contributo è previsto solo per i cantieri dei centri storici e non per quelli delle cosiddette periferie. La seconda è sul mancato riconoscimento dell’aumento dei “costi di produzione”. Le imprese, su questi due aspetti, hanno presentato ricorso al Tar che con una sentenza di due giorni fa si è dichiarato incompetente a decidere e quindi la questione ora passa dal giudice amministrativo al giudice ordinario, il che significa che i tempi della decisione definitiva (nei presumibili tre gradi di giudizio) si allungano a dismisura a meno che non arrivi una soluzione “concordata” prima. Soluzione che però, a quanto pare, può essere solo legislativa, nel senso che servirebbe una legge nazionale per modificare il Dpcm Monti includendo nell’indicizzazione Istat anche le periferie. Una norma del Parlamento è necessaria pure per far fronte all’aumento dei costi delle materie prime (ferro e legno in particolare), costi che negli ultimi mesi sono raddoppiati e in qualche caso anche di più. Nel ricorso al Tar si fa notare che “la penalizzazione, per le imprese aquilane sarebbe ancora più evidente perché l’adeguamento dei costi di produzione al mutato potere di acquisto della moneta sarebbe stato invece riconosciuto per gli interventi di risanamento degli immobili danneggiati dal sisma in Umbria e nelle Marche”. Va sottolineato che di recente la questione aumento dei costi è stata affrontata e risolta dal commissario Giovanni Legnini (che ha poteri di ordinanza) per il sisma 2016-2017 che interessa anche l’Abruzzo. La questione dei costi di ricostruzione del terremoto 2009 fu evidenziata, dalle stesse imprese che hanno fatto ricorso al Tar, sin dal 2018 quando chiesero con una diffida a Usra e Usrc “l’adeguamento Istat previsto dal Dpcm del 2013, dei costi di costruzione affrontati o da affrontare per l’esecuzione dei lavori, ovvero il riconoscimento del danno da svalutazione derivante dall’aumento di detti costi. In altri termini, il decreto impugnato inciderebbe sul costo affrontato dallo Stato per la ricostruzione, ma non sui maggiori costi che sostengono le singole imprese per realizzare gli interventi”. Al di là degli aspetti legali la questione non va sottovalutata perché il rischio che la ricostruzione 2009 possa subire frenate è reale. A questo punto, per non attendere i tempi della giustizia civile, non resta che la via legislativa, cioè una norma del parlamento. (g.p.)