Cripta di San Bernardino ecco il tesoro svelato

11 Maggio 2019

Sarà presto aperta al pubblico la sala rinvenuta durante i restauri della basilica Vi si trovava inizialmente il sepolcro del santo, poi collocato nel mausoleo  

L’AQUILA. Sarà presto aperta al pubblico la cripta sotto la cappella di San Bernardino, nell’omonima chiesa, costruita nel Quattrocento per custodire il corpo del Santo. Un “tesoro” nascosto di cui pochissimi sono a conoscenza e che è stato possibile studiare solo durante le operazioni di restauro che hanno consentito la riapertura della chiesa nel 2015. È quanto confermato dal direttore dei lavori, l’architetto Maurizio D’Antonio del Provveditorato alle opere pubbliche (stazione appaltante), ieri a margine della presentazione del volume “Il restauro della cappella di San Bernardino all’Aquila”, edito da Carsa Edizioni, a firma anche di Michele Maccherini. Al dibattito, moderato da Oscar Buonamano, hanno partecipato anche gli storici Raffaele Colapietra e Raffaella Morselli. Nel volume si approfondiscono appunto la storia e l’architettura della cripta, di cui fino a prima dei lavori di restauro si avevano pochissime notizie. «In occasione del restauro abbiamo potuto studiarla», ha spiegato D’Antonio. «Contiamo ora di aprirla al più presto».
LA CAPPELLA. I lavori sulla cappella cominciarono nel 1458. Successivamente il sepolcro (trasferito nell’edificio nel 1472) venne collocato nella cripta che divenne ben presto inadeguata ad accogliere la mole di pellegrini che vi giungevano in visita. Si decise quindi di realizzare un apposito mausoleo, anche grazie al mercante Jacopo di Notar Nanni che ne commissionò l’opera a Silvestro dell’Aquila. Il mausoleo vide la luce tra il 1489 e la fine del secolo; venne poi terminato nel 1505, un anno dopo la morte di Silvestro dell’Aquila, da Salvato di Girolamo Romano e Angelo d’Arischia, suoi allievi.
LA CRIPTA. «Vi si accedeva mediante una scala chiusa da una porta di legno e dalla vicina cappella attualmente dedicata alla conversione di San Paolo» spiega D’Antonio. «La cripta, che prendeva luce da una finestra circolare ancora oggi conservata assieme alla grata di ferro, era coperta da una volta di pietra».
LA VOLTINA. Dentro la cripta vi erano poi i due pilastri di sezione quadrata che sostenevano una voltina di pietra concia. «La circostanza che la voltina fosse di pietra squadrata, diversamente dalla volta della restante cripta, la qualifica come adatta al luogo ove riposava il corpo», continua l’architetto.
GIOVANNI DA CAPESTRANO. «Tale sistemazione era stata indotta da Giovanni da Capestrano», si spiega nel testo, «che in una lettera del 10 ottobre 1451 spedita da Eggemburg, aveva raccomandato di non permettere che tutti vedessero il corpo perché a esso, con molta più devozione, si sarebbero accostati i fedeli, quanto più raramente sarebbe stato esposto alla loro venerazione».
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