Crolla un edificio puntellato

13 Dicembre 2017

L’immobile, vincolato dalla Soprintendenza, è nella zona rossa di via Paganica

L’AQUILA. Un cumulo di pietre e mattoni, lamiere e calcinacci, polvere e ferro. Così si è presentata ieri mattina alle 8 la scena ai vigili del fuoco, accorsi in via Paganica, in centro storico, per il crollo di una porzione di un palazzo vincolato dalla Soprintendenza, al civico 22.
Difficile che qualcuno abbia sentito boati, o che si sia accorto del crollo, perché il palazzo è in piena zona rossa, dunque disabitato e teoricamentre interdetta al traffico veicolare e ai pedoni. La prima telefonata ai vigili è arrivata, infatti, alle 7,45. È a ridosso di un dedalo di strade, da ieri rese inaccessibili con transenne di ferro: via di Collepietro (già chiusa), via San Benedetto in Perillis, via Bominaco e via dei Lombardi. Piena zona rossa, confinante però con corso Umberto e piazza Palazzo, dove invece la vita comincia a riprendere normalmente e tanti negozi si sono insediati negli ultimi mesi, in quel difficile intreccio che è la convivenza con la ricostruzione.
Zona in cui facilmente s’intrufolano i ragazzi durante le ore della movida, tanto che alla fine del 2016 l’allora comandante della polizia municipale Ernesto Grippo presentò un’informativa di reato a carico di dirigenti comunali, responsabili di avere omesso di eseguire due ordinanze dell’allora sindaco Massimo Cialente (la 51 e la 83), firmate all’indomani delle scosse del 2016. Ordinanze che imponevano di transennare e rendere chiaro l’impedimento in tutta la zona rossa, tra cui proprio via Paganica, dove i vigili urbani, in seguito a una ricognizione, trovarono i resti della movida. Inquietante, se si pensa che il crollo si sarebbe potuto verificare in un giovedì notte o in un week end. Quello che si è verificato è il cedimento di una parete già compromessa dalle scosse sismiche; infatti, una porzione consistente aveva già ceduto nel 2009 e «non era stata oggetto di opere provvisionali di messa in sicurezza», spiega il sindaco Pierluigi Biondi. Forse le piogge intense dei giorni scorsi e il forte vento hanno sollecitato la struttura, già in bilico. Dopo il sopralluogo dei tecnici del Comune, del sindaco, dei vigili del fuoco e della polizia municipale, è stato deciso di rinforzare i presìdi di tutela della pubblica incolumità, con barriere aggiuntive. «Con la Soprintendenza è stata predisposta un’ordinanza di demolizione controllata dell’edificio, con esecuzione immediata», spiega Biondi. Un palazzo per il quale i progettisti avevano presentato la scheda parametrica parte prima e avevano ricevuto la richiesta di integrazioni il 18 novembre 2016. Un problema che l’amministrazione comunale si era posto già l’estate scorsa, sollecitando i proprietari a concludere la documentazione integrativa. Sul palazzo, inoltre, insistono contenziosi tra i proprietari di una porzione di fabbricato. Il sindaco – che ha la delega alla Ricostruzione – e i tecnici dell’Ufficio speciale e anche del settore Ricostruzione del Comune, sono stati impegnati ieri mattina in una serie di riunioni negli uffici tecnici di via Avezzano. «Questo fa parte del problema dei “buchi neri” della ricostruzione», sottolinea Biondi. Altri crolli si potrebbero verificare? «Abbiamo acquisito una planimetria di questi elementi critici», aggiunge, «tutti in zona rossa». Un crollo che si sarebbe potuto evitare, perché gli strumenti normativi esistono già: ad esempio, le ordinanze che consentono la cantierizzazione e la demolizione in anticipo rispetto al rilascio del contributo e al completamento dell’iter per la ricostruzione (il Comune anticipa il 2% e il 10% delle risorse), firmate dall’assessorato alla Ricostruzione della passata amministrazione, con l’obiettivo di mettere in sicurezza gli edifici pericolanti. Due strumenti che devono essere i committenti a volere. Critico nei confronti del sindaco il capogruppo consiliare del Passo Possibile, Paolo Romano: «L’Usra chiese integrazioni al progetto di quel palazzo, basta andare sul sito per avere notizie sull’immobile, che è nella fase Sp1. Invece il sindaco getta fango sulla Soprintendenza, che non c’entra nulla».
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