Crolli con vittime Ecco i processi a rischio prescrizione
In alto mare anche il caso Bertolaso e gli isolatori sismici Molti procedimenti bloccati dalle mancate notifiche
L’AQUILA. L’invettiva dell’avvocato generale Romolo Como, in occasione dell’anno giudiziario, contro le attuali regole che disciplinano la prescrizione, fa tornare all’attenzione il fatto che almeno una decina di processi importanti, scaturiti dal post-terremoto, rischia di non arrivare alla fine dei 3 gradi di giudizio: il termine, del resto, è il 6 ottobre nel caso di omicidio colposo plurimo contestato nei crolli. Ma va anche detto che a “uccidere” molti processi sono stati i continui rinvii per omesse notifiche.
Diciamo subito che finora sono stati conclusi in Cassazione solo due processi, quello all’ex commissione Grandi Rischi e quello per il crollo del Convitto nazionale. In entrambi era contestato l’omicidio colposo plurimo. Ma, soprattutto per il primo, la definizione è stata possibile solo grazie alle marce forzate (due udienze a settimana) nel processo di primo grado.
Ancora non è stata fissata l’udienza in Cassazione per altri processi come il crollo della Casa dello Studente (otto vittime), per quello della sede della facoltà di Ingegneria, per il crollo in via D’Annunzio (14 vittime) e quello in via Rossi (17 vittime) solo per fare qualche esempio. Con un certo impegno potrebbero essere celebrati in tempo utile.
Ma ci sono dei casi dove è certo che i processi non arriveranno mai in Cassazione. Uno è rappresentato dal caso “Grandi rischi bis” nel quale è imputato per omicidio colposo plurimo l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. A causa dell’ingolfamento a palazzo di giustizia il processo è stato rinviato dallo scorso novembre al 4 marzo suscitando il disappunto delle parti civili. Di fatto non è mai iniziato e vista la complessità del caso sarà un miracolo se si potesse definire prima di ottobre. Comunque vada non si farà in tempo a celebrare l’appello. A meno di rinuncia alla prescrizione.
Stesso discorso per il processo per frode nelle pubbliche forniture in relazione alla presunta inadeguatezza degli isolatori antiterremoto montati nei Progetti case. Anche qui, a malapena, si riuscirà ad arrivare alla sentenza di primo grado nei riguardi dei due imputati: Gian Michele Calvi, direttore dei lavori, e Agostino Marioni della ditta che ha forniti gli isolatori. Il terzo imputato, Mauro Dolce, che aveva scelto il rito abbreviato ed è stato condannato, aspetta (se ci si arriva) la Cassazione.
Alcuni tra i reati contestati nel procedimento aperto a carico di decine di indagati nel procedimento aperto dopo il crollo di un balcone al Piano Case sono già prescritti e, vista l’enormità di materiale istruttorio, sarà possibile solo con un grande sforzo arrivare alla definizione per i reati ancora in piedi. A rischio anche la conclusione per la tentata truffa con i “fondi Giovanardi”. I due imputati avrebbero tentato di distrarre 12 milioni di euro destinati alle popolazioni delle aree terremotate abruzzesi, per la realizzazione di interventi urgenti nel sociale. Gli arresti (uno degli accusati è morto) risalgono al 2010. Non si è ancora arrivati al rinvio a giudizio, o meno, nell’inchiesta “Do ut des”, su presunte tangenti per i puntellamenti. Lecito dubitare che il giudizio arrivi in Cassazione: il tempo passa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

