Crollo Convitto, dai presidi parte l’appello per Bearzi

I dirigenti scolastici: inaccettabile il carcere, l’ex rettore paga per le colpe di altri Raccolta di firme per chiedere la grazia e in alternativa misure meno drastiche
L’AQUILA. «All’ex rettore del Convitto nazionale dell’Aquila, Livio Bearzi, siano concessi gli arresti domiciliari per motivi umanitari che riguardano sia lui che i suoi incolpevoli familiari».
A chiederlo è l’associazione nazionale presidi in una lettera-appello inviata al governo. Da alcuni giorni Bearzi, preside del Convitto nel cui crollo il sei aprile del 2009 morirono tre studenti, è in carcere. «Oggi, dopo oltre sei anni da quel terremoto che devastò L’Aquila causando 309 vittime, è gravato da una condanna definitiva a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Di fatto, l’unico soggetto», osserva l’Anp, «cui i giudici abbiano riconosciuto una responsabilità penale in quell’evento. Non possiamo non evidenziare il paradosso per cui chi costruisce e dovrebbe mettere in sicurezza gli edifici scolastici di fatto non risponde di nulla, mentre chi li riceve e non può fare alcun tipo di intervento, per mancanza di risorse, si vede alla fine attribuire ogni responsabilità. Ci saranno certamente motivazioni giuridicamente ineccepibili per questa sentenza: ma solo chi vive ogni giorno – nell’esercizio del lavoro di dirigente scolastico – l’oggettiva sproporzione fra responsabilità e mezzi per farvi fronte può capire cosa proviamo. Di questo, purtroppo, non mancherà occasione per parlare ancora. Quello che però vogliamo e dobbiamo fare subito è un’altra cosa: tentare almeno», spiega ancora l’associazione dei presidi, «di restituire il collega Bearzi alla sua famiglia, che non può fare a meno di lui. E non solo in senso metaforico: vi sono ragioni, che non ci sentiamo di divulgare, che suscitano la più viva preoccupazione su questo fronte se non si riesce a modificare lo stato di fatto».
Ragione per la quale l’Anp ha deciso di muoversi sul piano politico, rivolgendo un appello diretto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai ministri dell’Istruzione e della Giustizia, affinché a Livio Bearzi siano concessi gli arresti domiciliari. «Nei prossimi giorni avvieremo», annuncia l’associazione, «altre iniziative di sostegno a quelle che gli avvocati e le persone a lui più vicine stanno studiando in queste ore».
Intanto, dal Terzo istituto comprensivo di Udine, dove il preside svolgeva servizio, è partita una raccolta di firme per far si che la pena inflitta che gli è stata inflitta venga del tutto o in parte condonata e che venga annullata anche l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Intanto anche i docenti friulani si stanno muovendo. Sono pronti, infatti, a chiedere la grazia per Bearzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. (m.m.)
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