Crollo Convitto, in causa dopo 11 anni

Gli eredi di un ragazzo straniero morto nella tragedia chiedono un milione. Citati Provincia, ministero e l’ex preside Bearzi
L’AQUILA. Arriva dopo 11 anni dalla tragedia la citazione per danni da parte della famiglia di un ragazzo della Repubblica Ceca, Ondrey Nouzosky, morto sotto le macerie del Convitto Nazionale il 6 aprile 2009. I familiari, infatti, hanno presentato una richiesta di danni non patrimoniali per un milione e 220mila euro a carico di coloro che dalle sentenze precedenti sono stati individuati come i responsabili. Si tratta della Provincia, ente titolare del palazzo crollato, del ministero dell’Istruzione, dell’ex dirigente della Provincia, Vincenzo Mazzotta e dell’ex preside del Convitto, Livio Bearzi, condannato a 4 anni di carcere per omicidio colposo plurimo e disastro colposo ma poi graziato dal presidente della Repubblica. Questo provvedimento, non condiviso dalle parti civili, gli ha permesso di tornare al lavoro e, infatti, gli è stata affidata la direzione di una scuola in Friuli, regione di origine. Udienza il 16 marzo davanti al tribunale civile.
Ondrey era studente in un istituto tecnico di Paudubice, una cittadina a 90 chilometri da Praga. Si trovava all'Aquila per un viaggio premio con altri due compagni, tra cui Marta Zelena, anche lei morta sotto le macerie.
Lo straniero aveva origini italiane: la bisnonna Romana Nicolini era trentina e aveva sposato un soldato boemo conosciuto durante la prima guerra mondiale.
La Provincia, ovviamente, tramite delibera, ha deciso di opporsi in giudizio con una specifica delibera nominando un avvocato del Foro di Roma.
I familiari della vittima, all’epoca, furono informati, tramite ambasciata, della possibilità di chiedere i danni ma, forse perché distrutti dal dolore, non si mossero. Ora, dopo tanto tempo, hanno fatto un’altra scelta.
Una simile richiesta di danni è stata fatta parecchi anni fa dai familiari di Luigi Cellini, il ragazzo di Trasacco morto sempre nel crollo del Convitto. La madre, che è assistita dagli avvocati Antonio Milo e Stefano Rossi, si è sempre rammaricata per la grazia concessa al preside e i suoi legali, dopo anni di causa, lamentano il fatto che gli enti interessati avrebbero potuto proporre un accordo e chiudere il caso. Bearzi fu condannato per non aver voluto evacuare l’edificio nell’imminenza delle scosse del 6 aprile 2009 dicendo che non era nei suoi poteri.
Non si ha notizia, infine, di cause avviate dai parenti dell’altra giovane vittima del crollo.
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