Crollo del Convitto, chiesti due milioni

3 Dicembre 2019

Le parti civili: «Lo Stato ha riabilitato il preside condannato in Cassazione ma alle nostre richieste non ha mai risposto»

L’AQUILA. Il crollo del Convitto nazionale, nel quale morirono tre minorenni, due stranieri e un ragazzo di Trasacco, Luigi Cellini, resta ancora senza soluzione dal punto di vista risarcitorio.
Ieri si è tenuta un’udienza nella quale l’unica parte civile costituita, i familiari di Cellini, rappresentati dagli avvocati Stefano Rossi e Antonio Milo, hanno ribadito le loro richieste di risarcimento di due milioni al Ministero dell’Istruzione, al Convitto e all’imputato Livio Bearzi, condannato a 4 anni per omicidio colposo con sentenza passata in giudicato e poi riabilitato.
Il giudice della causa civile ha aggiornato l’udienza al 19 ottobre 2020, ovvero a 11 anni dalla tragedia. E siamo ancora al primo grado per il cui esito occorre attendere. Ma i tempi della giustizia civile sono quelli anche perché c’è un solo giudice che deve occuparsi della larga messe di cause riguardanti i risarcimenti post sisma con adeguate motivazioni. Nel mirino della famiglia della vittima c’è solo lo Stato e non i giudici. «Abbiamo cercato in tutti i modi di arrivare a una transazione per evitare una causa lunghissima», commenta l’avvocato Milo, «ma dallo Stato, in questi dieci anni, non abbiamo avuto nemmeno un accenno di risposta. Non si tiene conto che la famiglia può anche avere bisogno di questi soldi».
«Vale la pena ricordare», aggiunge, «come lo Stato in questa vicenda abbia fatto scelte diverse. E, nonostante a nostro favore ci siano state tre sentenze di condanna a carico di Bearzi in sede penale, lui è stato riabilitato ed è tornato a fare il preside, mentre le nostre istanze di chiudere bonariamente il caso siano state ignorate dal Miur». Tra l’altro la madre di Cellini, Lucia Catarinacci, non era d’accordo nella concessione della grazia da parte del capo dello Stato. E, secondo Milo, le procedure per la concessione della grazia presidenziale prevedevano l’audizione della parte civile intesa come parere non vincolante. La famiglia era contraria al provvedimento di clemenza ma questa audizione non c’è mai stata.
La morte di Luigi Cellini, che aveva solo 16 anni, resta impressa nella comunità trasaccana e il 5 aprile scorso il Comune ha organizzato una cerimonia di commemorazione a 10 anni dal dramma. Bearzi si è sempre difeso dicendo di non aver fatto evacuare il Convitto in quanto rassicurato dalla Grandi Rischi. Ma per i giudici non è bastato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA