Crollo del Convitto nazionale con 3 vittime

Il giudice De Sensi decide sul risarcimento
L’AQUILA. Per una causa civile appena cominciata, con la richiesta di risarcimento, da parte di un superstite del crollo del Convitto nazionale durante il sisma, ce n’è un’altra che si avvia a conclusione. Ieri si è tenuta l’ultima udienza del contenzioso per la morte di Ondreiy Nouzovsky, una delle tre giovanissime vittime, originario della Repubblica Ceca, che si trovò all’Aquila la notte del terremoto per un viaggio premio. Pochi giorni fa la prima udienza per la causa di Luigi Cardarelli, che riuscì invece a salvarsi. In entrambi i contenziosi, il giudice del tribunale civile chiamato a esprimersi sui risarcimenti è Baldovino De Sensi. La sua sentenza nella causa avanzata dai familiari di Nouzovsky (rappresentati dall’avvocato Roberto Madama) arriverà tra 80 giorni. Le cause civili – compresa quella sulla morte di Luigi Cellini già conclusa – si basano sulla sentenza della Cassazione che condannò l’allora preside del Convitto Livio Bearzi, poi graziato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le motivazioni dei giudici di terzo grado: «La situazione di allarme sismico era conclamata. In quella notte fatale si era in presenza di indicazioni drammatiche e incalzanti che imponevano di corrispondere con immediatezza alle pressanti richieste dei giovani allievi e particolarmente di quelli minori», scrissero nella sentenza. Nello specifico, per la Cassazione il preside «manifestò negligenza e imprudenza, imponendo ai ragazzi di sopportare un rischio intollerabilmente elevato che si concretizzò nel breve volgere di poche ore». Avrebbe dovuto far uscire gli studenti da quella vecchia struttura “prossima al collasso”. Per i giudici, infatti, «non vi è dubbio che l’ente Convitto e il ministero dell’Istruzione debbano rispondere delle condotte colpose del preside». (l.t.)
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