Crollo della Casa dello studente: confermato il maxi risarcimento

Arriva la prima sentenza della Corte civile d’Appello, è sulla morte del 21enne israeliano Hamade Respinto il ricorso presentato da Regione e Adsu: dovranno versare 1,2 milioni di euro alla famiglia
L’AQUILA. È il primo pronunciamento della Corte civile d’Appello dell’Aquila sulla tragedia della Casa dello studente, in cui persero la vita otto ragazzi durante quella terribile notte del sisma del 6 aprile 2009. E dà ragione ai familiari di Hussein Hamade, per tutti “Michelone”, studente israeliano di Medicina morto a 21 anni. Lo fa respingendo totalmente il ricorso contro la sentenza di primo grado avanzato dalla Regione Abruzzo e dell’Azienda per il diritto allo studio: i due enti dovranno risarcire i parenti per 1,2 milioni di euro, potendosi in parte rifare sugli ingegneri e i tecnici condannati in sede penale per omicidio colposo plurimo, crollo di edificio e disastro colposo.
LE COLPE DEGLI ENTI
I giudici hanno condannato Regione e Adsu per le condizioni dell’edificio e per i mancati interventi di consolidamento statico e sismico, rigettando – ancora una volta– la tesi del sisma come «evento eccezionale e imprevedibile tale da costituire un caso fortuito o forza maggiore». È citando la perizia di Gabriella Mulas, cruciale nel processo penale, che hanno respinto il principale dei motivi di appello degli enti: «Il sisma, pur essendo l’evento che ha provocato le azioni che hanno condotto al crollo, non può esserne ritenuto l’unica causa. In altri termini, non si può concludere che la severità del sisma del 6 aprile 2009 sia stata tale da causare comunque il cedimento».
Quindi ancora nella sentenza: «Sia la Regione, proprietaria sin dal 1982, sia l’Adsu, usuaria sin dal 1994, avrebbero potuto rilevare, mediate una corretta attività di gestione, manutenzione e vigilanza, il deficit strutturale che poneva l’edificio in situazione di rischio sismico e provvedere a una “revisione del progetto originale strutturale”, nella cui mancanza la perizia ravvisa una ulteriore “concausa significativa del crollo”».
LE ALTRE CAUSE CIVILI
Quasi contemporaneamente alla sentenza sulla morte di Hussein, la Corte d’Appello ha rigettato anche i ricorsi di Regione e Adsu contro le condanne di primo grado per il ferimento di due amici del giovane israeliano, anche loro finiti sotto le macerie della Casa dello studente di via XX Settembre, ma estratti ancora vivi: complessivamente ai due dovranno essere versati quasi 500mila euro per le conseguenze fisiche e psichiche della terribile esperienza vissuta.
Altre cause andranno a sentenza nei prossimi mesi. È di soli pochi giorni fa, infatti, la notizia che l’Adsu ha deciso di ricorrere in Appello anche contro l’ultima condanna civile di primo grado, anche questa riguardante il risarcimento a uno dei feriti nel crollo dello studentato. «Per tutti i contenziosi relativi al crollo della Casa dello studente l’Adsu dovrà proporre appello»: così, del resto, si legge nell’atto con cui la presidente dell’Azienda per il diritto allo studio aquilana Eliana Morgante affida l’ennesimo ricorso allo studio legale Pasquali.
«BASTA ACCANIMENTO»
«Viene da chiedersi se, dopo circa 14 anni, il susseguirsi di sentenze penali e civili – tutte conformi nell’attribuire la responsabilità prioritaria dell’uomo nel crollo – non sia il segno tangibile che la via processuale debba ormai concludersi»: è l’appello diretto a Regione e Adsu da Wania Della Vigna, l’avvocato che ha difeso i familiari Hamade e non solo, sia in sede penale che civile. Continua Della Vigna: «Non si pensa che sia giunta l’ora di elargire i giusti risarcimenti ai familiari delle vittime? Oppure bisogna continuare a impugnare ancora le sentenze sempre per sostenere infondatamente la colpa esclusiva del terremoto? Mi rivolgo in particolare alle autorità degli enti preposti, se non sia giunto il momento di riconoscere le responsabilità civili già definite dalle sentenze immediatamente esecutive e pagare i giusti risarcimenti ai familiari delle vittime, che attendono da 14 anni verità e giustizia, piuttosto che continuare ad affrontare costosissime cause che hanno determinato e stanno determinando solo un accanimento, ingiustificato di fronte ad una così grande tragedia umana».
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