Cuoco morto in albergo, in due nei guai

27 Settembre 2018

L’uomo lavorava in nero in una struttura di Civitella Alfedena, la Procura contesta anche la negligenza nei soccorsi

SULMONA. Si era sentito male in un albergo di Civitella Alfedena ed era morto a tre giorni di distanza dal malore. Tutti credevano che si trattasse di un ospite dell’albergo, perfino i carabinieri, intervenuti insieme al medico. In realtà, era il cuoco dell’albergo dove lavorava in nero da un mese facendo anche il pasticcere. Secondo la procura Marco Polidori, di 51 anni, poteva essere salvato se il medico si fosse accorto che il dolore toracico che l’uomo aveva avvertito non era altro che una cardiopatia ischemica che andava immediatamente accertata. Ma soprattutto se l’uomo non avesse continuato a lavorare in nero nell’albergo fino all’evento fatale sopraggiunto tre giorni dopo, privo di tutela sanitaria sul lavoro. Una vicenda che mette in risalto le tragiche conseguenze a cui si va incontro quando si lavora in nero. Vicenda che secondo il procuratore capo Giuseppe Bellelli presenta responsabilità che vanno accertate nel corso di un regolare processo. Due sono le persone sulle quali si sono fermate le attenzioni e i sospetti della procura di Sulmona: il medico del 118, A.M.D.C., intervenuto sul posto dopo il malore del cuoco, e il titolare dell’albergo, G.B., dove Polidori lavorava senza alcuna tutela sanitaria. I due devono rispondere dii concorso in omicidio colposo. In particolare, al medico del 118 la Procura contesta imprudenza, negligenza e imperizia in quanto essendo intervenuto quale medico a bordo dell’ambulanza del servizio 118, nell’albergo dove Marco Polidori si era sentito male, accusando forti dolori al petto, dopo un elettrocardiogramma consigliava al paziente un approfondimento diagnostico lasciando sul posto il paziente e facendo ritorno in sede con l’ambulanza vuota. Al titolare dell’albergo la Procura contesta invece l’aver impiegato in nero, Marco Polidori, dal 10 agosto del 2017 fino al giorno del decesso, avvenuto il 26 dello stesso mese, tenendolo alle proprie dipendenze come cuoco-pasticcere senza regolare contratto né comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro all’Inps, ponendo il lavoratore in condizioni di maggiore vulnerabilità rispetto a un lavoratore regolarizzato, non essendo Polidori in condizioni di invocare liberamente a sua tutela l’applicazione di norme assistenziali e previdenziali relative alla malattia e ai permessi per motivi di salute. Un’inchiesta, quella della Procura di Sulmona, che apre un nuovo fronte giudiziario per combattere la piaga del lavoro nero e tutti quelli che ne fanno ricorso per aggirare la legge mettendo a repentaglio la salute dei lavoratori.
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