Curci: una città di montagna deve gestire qualche fiocco

22 Marzo 2018

L’AQUILA. «La spolverata di neve nel giorno dell’equinozio di primavera è stata occasione per un’ennesima chiusura delle scuole nel comune dell’Aquila. Al di là delle riflessioni che si possono fare...

L’AQUILA. «La spolverata di neve nel giorno dell’equinozio di primavera è stata occasione per un’ennesima chiusura delle scuole nel comune dell’Aquila. Al di là delle riflessioni che si possono fare sull’utilizzo dell’informazione meteorologica e sull’opportunità di tali provvedimenti, il ripetersi di tali episodi spinge a considerazioni sulla nostra città e su quello che è diventato il nostro stile di vita. È possibile che una città di montagna non sia più in grado di gestire una nevicata di pochi centimetri?». È la domanda posta da Gabriele Curci, ricercatore del Dipartimento di Scienze fisiche e del Cetemps. «Che cosa rende il sistema città così fragile ed esposto ad eventi naturali in questo territorio? Una possibile risposta di tipo “psicologico” potrebbe essere il fatto che ormai nevica tutto sommato poco», fa notare Curci, «questo rende la nevicata, qualsiasi sia la sua entità, un evento straordinario. Tuttavia, ciò che è cambiato in modo più strutturale è la mobilità urbana. A seguito del terremoto del 2009, molte scuole sono state dislocate in moduli provvisori distanti dai quartieri residenziali. Ciò implica che la gran parte delle persone accompagna i figli con l’automobile. Gli autobus sono insufficienti in frequenza e percorsi, le distanze a piedi da percorrere sono spesso eccessive, specialmente con i figli piccoli, le piste ciclabili da poter utilizzare col bel tempo non esistono. Come cittadino spero che l’attuale amministrazione sia in grado di guidare un percorso di riqualificazione e ripensamento della mobilità e del disegno urbano fuori dal centro storico, che», conclude, «oltre ad evitare ripetute e non necessarie chiusure delle scuole, innalzerebbe la qualità della vita degli aquilani». (m.p.)
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