Cure per il boss Messina Denaro: arriva un riconoscimento alla Asl

È stato consegnato dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al direttore generale Romano L’ex latitante ricoverato da agosto e fino alla morte: «Il vostro lavoro con professionalità e discrezione»
L’AQUILA. «Avete fatto il vostro dovere fino in fondo, con professionalità e discrezione, siamo qui a ringraziarvi di cuore». Lo ha detto il capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo che, insieme al direttore generale dei detenuti e del trattamento, Gianfranco De Gesu, si è recato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila per incontrare e ringraziare medici e vertici della Asl «per il modo in cui è stata gestita la complessa assistenza a Matteo Messina Denaro», il boss della mafia deceduto il 25 settembre scorso per un tumore al colon. In segno di gratitudine, Russo ha voluto donare alla direzione Asl una targa-simbolo del Dap. Insieme ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, è intervenuto anche il direttore del gruppo operativo mobile Augusto Zaccariello. All’incontro erano presenti il manager della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Ferdinando Romano, il direttore sanitario Alfonso Mascitelli e la squadra dei medici e infermieri dei reparti che hanno assistito e curato il paziente Messina Denaro: il reparto di Oncologia, con il primario Luciano Mutti, la Chirurgia universitaria, con il direttore Fabio Vistoli, la Rianimazione, terapia, cure palliative e del dolore, con il profesor Franco Marinangeli e la Radiologia universitaria, rappresentata dal professor Ernesto Di Cesare.
Il manager della Asl, Romano, nell’incassare le lodi, ha detto: «Ho apprezzato la profonda sensibilità del capo dipartimento e del direttore generale del Dap che, tra l’altro, si fanno promotori di un qualificato modello, non certo scontato, di dialogo inter-istituzionale». Il manager ha ringraziato «tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari impegnati durante il ricovero del paziente».
Messina Denaro era arrivato all’Aquila subito dopo l’arresto, lo scorso 16 gennaio, rinchiuso nel carcere delle Costarelle. All’inizio di agosto, poi, le sue condizioni si sono aggravate e la degenza nell’ospedale dell’Aquila è diventata per lui “la normalità”. Dall’8 agosto non è più tornato alle Costarelle di Preturo. La cella al San Salvatore riservata ai detenuti, oltre che guardata a vista dalle forze dell’ordine, è stata vigilata 24 ore su 24 da un infermiere e da un medico pronti sempre a intervenire in caso di bisogno. Intorno all’ospedale i segnali della presenza del boss all’interno erano evidenti. Bastava parcheggiare la macchina per vedere a pochi metri un blindato dell’esercito e auto di Penitenziaria, carabinieri, polizia, Finanza. Fino al 25 settembre scorso, giorno della morte.

