Curiosità e segreti dello smontaggio

Alle operazioni ha assistito il 96enne Martella, che realizzò l’opera negli anni ’60
L’AQUILA. Dall’interno del cantiere arrivano gli applausi, 30 metri più in alto, compaiono due operai che esultano come se la loro squadra avesse segnato un gol. E poi baci e abbracci tra operai bianchi di polvere e tecnici. Alle operazioni assiste anche Pasquale Martella, 96 anni, che costruì il ponte negli anni Sessanta.
le voci del cantiere
«È stato un lavoro di squadra», racconta Marino Serpetti della Todima, una delle ditte che si sta occupando della demolizione e ricostruzione del ponte dove sabato scorso è stata rimossa l’ultima trave Gerber dell’impalcato. Un mostro da 54 tonnellate lungo 34 metri. «È stata un’operazione che presentava grandi difficoltà», spiega Serpetti. «La mancanza di spazio, la casa da tutelare, la sicurezza da garantire in ogni momento. Abbiamo ragionato su ogni singolo aspetto, discusso su ogni particolare. Ore e ore di ragionamenti per trovare soluzioni a una situazione di fatto unica». Di demolizioni gli aquilani ne hanno viste tante, in questo periodo si stanno demolendo i viadotti autostradali, «ma lo fanno con l’esplosivo. Qui invece non potevamo usarlo. Anzi, credo che sia stata la demolizione che ha fatto meno rumore e meno polvere», dice Serpetti, che ricorda anche alcuni particolari. «Eravamo preoccupati che l’acqua usata per raffreddare i tagli del cemento potesse scendere verso le 99 Cannelle, e quindi l’abbiamo raccolta e smaltita». La trave agganciata da una gru capace di sollevare 400 tonnellate, che lavorava in sincrono con una gru che, sollevato l’altro angolo, si metteva in “folle” e veniva fatta ruotare verso via Persichetti dalla gru più grande che spingeva. A fine lavori, Massimiliano e Denis Di Stefano si abbracciano con tutti gli altri. La ditta che porta lo stesso cognome è una delle maggiori in Italia. L’ingegnere Pierluigi De Amicis, che aveva in carico la sicurezza, a un certo punto ha chiesto che venissero chiusi i fori dei saggi usati per identificare i punti precisi da cui iniziare i tagli. Un sasso che cadeva da quell’altezza avrebbe potuto fare molti danni, anche a un operaio con il casco. «Abbiamo tenuto conto di tutto», spiega De Amicis. «Anche il posizionamento delle gru non è stato facile. Dovevamo controllare il sottosuolo, conoscere i punti precisi del passaggio della fogna, dove passavano la corrente, l’acqua, la fibra ottica. Ci vuole un attimo per tranciare un cavo e isolare una città».(r.p.)

