D’Alfonso: salvate il rugby

Il presidente bacchetta gli imprenditori: devono investire parte dei guadagni
L’AQUILA. La lettera arriva a sorpresa. «Ritengo doveroso, da parte di tutti gli attori istituzionali, adoperarsi affinché L’Aquila Rugby Club possa essere messa in condizione di giocare un campionato all’altezza del rango che la città si aspetta». Parola del presidente dell’Abruzzo Luciano D’Alfonse. Che, carta e penna alla mano, ha deciso di intervenire sul delicato momento della palla ovale aquilana.
«Mi aspetto anche una forte risposta dalla classe imprenditoriale, soprattutto da quei settori peculiari che traggono lavoro e benefici dalla presenza del cantiere più grande d’Europa e che hanno le dimensioni per essere di aiuto», scrive il governatore. Che aggiunge: «Esiste una responsabilità sociale da parte di chi fa introiti su un territorio, per la quale una parte di quel guadagno va reinvestita nei luoghi che l’hanno generato». Insomma, una presa di posizione inattesa (in basso il testo integrale della lettera) con relativo appello al soccorso in favore dell’Aquila Rc. Che grazie alla collaborazione fattiva della Polisportiva L’Aquila, domenica dovrebbe giocare il derby con la Gran Sasso a Villa Sant’Angelo, per la seconda di campionato di serie A, dopo la rinuncia alla prima per problemi tecnico-economici. Causati da un buco di 940 mila euro, accertato dal Comitato dei garanti, voluto dal sindaco Pierluigi Biondi.
Immediata la reazione del mondo imprenditoriale cittadino. A cominciare dal presidente Ance (Associazione costruttori), Ettore Barattelli, al quale D’Alfonso nella lettera ha inviato un messaggio – indiretto, ma non troppo velato – chiedendo di rimboccarsi le maniche e tirare fuori i soldi. «Sono felicissimo per l’intervento del presidente D’Alfonso», dice Barattelli. «Anche perché credo si riferisca pure al mondo imprenditoriale di fuori regione e di fuori provincia, come il Teramano, il Chietino e il Pescarese, che ha lavorato e sta lavorando nel cantiere più grande d’Europa. E se parlo anche al passato mi riferisco a quelle imprese che hanno preso i soldi e poi sono andate via in concordato preventivo, lasciando il cerino acceso in mano ai piccoli subappaltatori, agli artigiani, ai fornitori e ai proprietari degli immobili. Devo ricordare, perché è doveroso, che di 5 miliardi destinati alla ricostruzione, 2,5, cioè la metà, sono andati a imprese di fuori regione. E nessuno di loro ha restituito il dovuto alla città in termini di contributi per il sociale e lo sport. Come Ance, e mi riferisco anche a chi mi ha preceduto, negli ultimi 5 anni abbiamo restituito alla città qualcosa come 4,7 milioni di euro». E non è tutto. «Apprezzo molto l’intervento del presidente della Regione, ma non possono essere sempre gli stessi a pagare», è il parere di Gianni Frattale, titolare della Edilfrair e past president Ance. «Bisogna capire la situazione economica vera e intervenire per risolvere il problema, ma non con 4-5 mila euro. E poi pensare anche a come poter gestire il futuro. E parla uno che a suo tempo ha messo per primo 60mila euro. E poi altri soldi nel corso degli anni. Ma su 400 iscritti all’Ance, non possono essere sempre i soli 10-15 a tirare fuori i soldi. Gli altri restano nascosti a godersi lo spettacolo. Il compito di D’Alfonso e delle altre istituzioni», conclude Frattale, «è di stanare queste persone. Che poi sono le stesse che chiedono tutto e subito, come le anticipazioni, gli stati di avanzamento, e pretendono che la macchina burocratica non si inceppi». «D’Alfonso ha un grande merito: aver riconosciuto che il rugby aquilano, che ha 70 anni di vita, ha dato campioni a livello mondiale. È da sempre il serbatoio di questa disciplina, e a livello di eccellenza», dice Angelo Taffo, presidente regionale Acai (Associazione cristiana artigiani italiani). «A lui un plauso, perché ha riconosciuto che L’Aquila Rugby è un tesoro da custodire. Ha messo il dito nella piaga: io rappresento gli artigiani, che sono il bancomat delle grosse aziende, che spesso desertificano la piccola imprenditoria. Noi aspettiamo fiduciosi la convocazione del tavolo di confronto».
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