D’Angelo: «Aquilani tenaci, guardano al futuro con fiducia»

22 Aprile 2023

Da quasi due anni in città, coordina l’Anno della Misericordia e la ricostruzione delle chiese

Monsignor Antonio D’Angelo è nato a Castelmauro (Campobasso), diocesi di Termoli- Larino, il 2 marzo 1971. Ordinato sacerdote il 14 settembre 1996, è stato nominato ausiliare della diocesi dell’Aquila il 14 agosto 2021 e ordinato vescovo il 12 settembre 2021. In questa sua prima intervista parla dei suoi quasi due anni all’Aquila segnati dalla visita di Papa Francesco il 28 agosto 2022.

Eccellenza, lei è il coordinatore dell’Anno della Misericordia, il prolungamento della Perdonanza per un anno, fino al prossimo 28 agosto, concesso da Papa Francesco all’indomani della sua storica visita all’Aquila. Può fare un primo bilancio?
«L’Anno della Misericordia che stiamo vivendo è un dono fatto alla nostra Arcidiocesi, molto grande, in seguito alla visita pastorale di Papa Francesco dello scorso 28 agosto, promossa dal cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi. Finora posso dire che il bilancio è molto positivo. Sono state diverse le celebrazioni vissute a Collemaggio con una numerosa partecipazione. Ci sono stati gruppi appartenenti alla nostra Chiesa aquilana e gruppi di altre provenienze ecclesiali. Ogni Forania della nostra Arcidiocesi si organizza per il pellegrinaggio a Collemaggio, a questi appuntamenti si aggiungono altri gruppi ecclesiali. Il primo gruppo è stato quello dei catechisti, degli operatori pastorali, studenti dell’Istituto di Scienze religiose e i partecipanti ai corsi per i ministeri Istituiti. Un secondo gruppo era costituito dagli insegnanti nelle scuole pubbliche, gli insegnanti delle scuole cattoliche, gli insegnanti di religione e le aggregazioni laicali. Esperienza molto bella è stata la presenza dei cresimandi: una partecipazione non solo numerosa ma sentita. Inoltre molti altri gruppi provenienti da altre località sono venuti a Collemaggio, non faccio l’elenco di tutti, ricordo solo uno per tutti, quello degli studenti universitari di Roma, circa 1.500 persone. Nei prossimi giorni avremo due eventi importanti; il 25 aprile i giovani della Regione ecclesiastica Abruzzo-Molise, una tappa importante in vista della prossima Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona. Il primo maggio vivranno una giornata di spiritualità le coppie di fidanzati dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto e della Diocesi di Lanciano-Ortona, a conclusione del loro percorso di preparazione al matrimonio. Inoltre, sono tanti i gruppi parrocchiali e di varie associazioni che nei prossimi mesi verranno a Collemaggio per ottenere l’indulgenza. Vorrei aggiungere una cosa molto importante: i vari gruppi che si sono avvicendati hanno vissuto la celebrazione con profondità e devozione. Nella Basilica c’è sempre un sacerdote per accogliere pellegrini o singole persone, perché possano accostarsi al sacramento della riconciliazione».
Ormai sono trascorsi quasi due anni dall’inizio del suo ministero episcopale al fianco del cardinale Giuseppe Petrocchi. Come si è inserito nella realtà diocesana e come l'ha trovata?
«La prima cosa che voglio mettere in evidenza è la piena comunione che vivo con il cardinale Petrocchi. Condividiamo tutte le attività della vita diocesana, c’è un costante confronto sui vari ambiti della pastorale, non ultimo l’Anno della Misericordia, così come su tutti gli altri settori. Voglio mettere in evidenza il buon rapporto con il presbiterio: mi sono sempre sentito accolto e benvoluto, da subito ho avuto la possibilità di incontrare i sacerdoti personalmente, grazie al percorso sinodale che stiamo vivendo. La Diocesi la sto conoscendo gradualmente, recandomi nelle diverse parrocchie, così ho modo di incontrare i fedeli del posto. Non ho ancora una conoscenza profonda del territorio e degli ambienti sociali, ma noto delle buone risorse, ci sono diversi gruppi e attività nei vari settori della pastorale. Mi sembra di notare anche che la ferita del terremoto è ancora presente nelle persone, poi appesantita dalla pandemia. Queste lacerazioni hanno bisogno di tempo per rimarginarsi. C’è tenacia nello spirito degli aquilani e c’è il desiderio di guardare avanti, non per ritornare al pre-terremoto, ma per costruire un futuro migliore. In questo tempo mi sto inserendo progressivamente e offro il mio contributo mettendomi in gioco in tutto ciò che riesco a donare».
La Chiesa sta vivendo il cammino sinodale di cui lei è il referente che si concluderà con il Giubileo del 2025. Come le comunità parrocchiali stanno vivendo il Sinodo voluto da Papa Francesco?
«Il cammino sinodale in Diocesi è in linea con quello della Chiesa italiana e universale. La “fase narrativa”, che si sta concludendo, ha visto protagoniste le parrocchie. L’anno scorso si sono costituiti i gruppi nelle varie comunità e seguendo la traccia dei dieci nuclei tematici hanno fatto un buon lavoro di ascolto. È stata un’esperienza molto bella e apprezzata dai gruppi, soprattutto per il metodo utilizzato, la “conversazione spirituale”, in cui ognuno ha potuto raccontare la propria esperienza e ascoltare quella dell’altro nello spirito della condivisione fraterna. Quest’anno, seguendo le indicazioni della Cei, si sono organizzati i “cantieri di Betania”. Tale attività è stata pensata nella forma dei laboratori, ciò significa cominciare a sperimentarsi nello stile sinodale, pensando a una Chiesa capace di camminare insieme. Noi come diocesi abbiamo accolto tale proposta e uno dei cantieri chiamato “strada del villaggio” è stato affidato alla Caritas, perché potesse mettersi in ascolto delle periferie. Un secondo cantiere è stato elaborato in Diocesi intitolato “Carità samaritana” ed è stato affidato ai gruppi parrocchiali. Questo cantiere nasce dall’intuizione del cardinale, avuta qualche anno fa, di costituire l’Ufficio per la Pastorale dell’Emergenza, perché si occupi di questo ambito nello spirito della prossimità dettata dalla carità evangelica. Il cammino che si sta portando avanti, non sempre è spedito, ci sono delle fatiche, ma è la via che dobbiamo percorrere e col tempo potremo maturare un autentico stile sinodale».
Uno degli ambiti che le ha affidato il Cardinale è il coordinamento della ricostruzione del patrimonio ecclesiastico post-sisma. Ora che finalmente è iniziato l’allestimento del cantiere del Duomo, come va la ricostruzione delle altre chiese?
«Il tema della ricostruzione lo si sta portando avanti con forte impegno, dedicando molto tempo ed energie. Insieme con il cardinale seguiamo le varie procedure, perché tutto possa procedere con ordine e arrivare a buoni risultati».
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