D’Antonio: vicina la svolta per riaprire la biblioteca

Dopo il botta e risposta tra Biondi e Colapietra interviene l’esperto del ministero: «Appalto alla fase finale, tra due mesi l’avvio dei lavori nel quarto cantone»
L’AQUILA. A dodici anni dal terremoto del 2009, potrebbero partire entro un paio di mesi i lavori per il restauro del “quarto cantone”, l’aggregato che comprende convitto nazionale, camera di Commercio, ex liceo Classico e biblioteca Tommasi. Ad assicurarlo il consulente esterno del Provveditorato alle opere pubbliche ed ex direttore dei lavori dell’aggregato Maurizio D’Antonio. La rassicurazione che arriva all’indomani delle polemiche scatenate dapprima dal presidente di Italia Nostra Paolo Muzi sulla mancata ricostruzione e fruizione dei musei e luoghi d’arte cittadini, poi dalle dichiarazioni del professor Raffaele Colapietra in particolare sulla biblioteca, diventata ormai «uno dei luoghi più luridi della città, coperto dal guano dei piccioni». Dichiarazioni a cui ha risposto il sindaco Pierluigi Biondi, convinto che la cultura si possa fare a prescindere dallo stato dell’arte dei beni culturali. Intanto, una buona notizia arriva proprio per la biblioteca.
LA GARA. «È in fase conclusiva la gara per l’affidamento dei lavori del primo lotto del quarto cantone che riguarda i fronti su corso Vittorio Emanuele e su corso Umberto, i portici, la biblioteca, i negozi e la camera di commercio», spiega D’Antonio, «più tempo ci vorrà per il secondo stralcio che interesserà soprattutto il Convitto».
IL LUNGO ITER. La prima gara per l’affidamento della progettazione dell’aggregato è del 2012. I tempi, tuttavia, si sono allungati a seguito prima di un ricorso, poi di una modifica al codice degli appalti. «Era stato fatto il progetto preliminare, poi quello definitivo ed era iniziata la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori» racconta l’architetto, «terminate queste fasi, nel 2016, è subentrato il nuovo codice: ci siamo dovuti fermare e fare il progetto esecutivo del primo stralcio. Al termine di questo è iniziata la nuova gara d’appalto che si sta chiudendo in questi giorni».
I LAVORI TRA DUE MESI. «Se non ci saranno nuovi problemi di ricorsi, nel giro di un paio di mesi potranno iniziare i lavori», assicura l’architetto, «per concludere il primo stralcio ci vorranno almeno due anni». Al termine dei lavori, i portici saranno utilizzabili e i negozi potranno riaprire in quel tratto. Anche per quanto riguarda la biblioteca, la maggior parte dei lavori sarà conclusa, ma il completamento del restauro avverrà solo con il secondo stralcio e la funzionalità partirà in seguito a queste opere. Intanto, negli anni, sono stati salvati tutto il patrimonio librario e gli arredi della biblioteca, compresi quelli della sala lignea.
LA POLEMICA POLITICA. Prende posizione nella disputa sui beni culturali anche il Pd che, con una nota, critica la «reazione scomposta del sindaco Biondi» alle parole di Muzi e Colapietra. «Gli intellettuali, da sempre, hanno fatto e fanno esattamente ciò che intendono e che ci si aspetta che facciano: stimolare la società e, quando necessario, contestare le amministrazioni. La politica deve sempre avvalersi di questi spunti e confrontarsi con essi», scrivono i rappresentanti del partito, «torniamo a rilevare il personalismo con cui Biondi dismette l’abito di primo cittadino per diventare bravo nelle reazioni. La politica non ha bisogno degli egosauri e soprattutto L’Aquila non può permettersi che il primo cittadino “trolli” uno dei suoi figli più illustri, il prof. Colapietra. Nessuna buona politica si scaglia contro la propria comunità intellettuale sminuendone il contributo». Anche Paolo Romano, capogruppo di Italia Viva in consiglio comunale, replica a Biondi: «Mi addolora che il nome di Errico Centofanti sia stato usato quale esempio positivo di collaborazione, di fatto in contrapposizione a Colapietra: credo che a Centofanti la città debba molto di più che una comparazione dentro una polemica», sottolinea, «il problema dell’Aquila non possono essere gli intellettuali che si interrogano sui luoghi della cultura non ancora ricostruiti o, cosa ben più preoccupante, sulla mancanza di una loro destinazione».
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