D’Ercole si dimette da vescovo e si ritira

30 Ottobre 2020

Da Ascoli in Africa: Papa Francesco accetta immediatamente la decisione e lo lascia partire. Tutte le ansie dell’ex ausiliare

L’AQUILA. Lascia Ascoli per l’Africa. Lui, uomo della tv, sceglie di dimettersi da vescovo della diocesi picena con un videomessaggio. Giovanni D’Ercole, 73 anni appena compiuti, originario di Rendinara di Morino, molla il governo pastorale della Chiesa ascolana e si ritira in un monastero. Quando – da ausiliare dell’Aquila – non fu confermato nella diocesi dove lo aveva mandato l’allora potentissimo segretario di Stato Tarcisio Bertone, disse: «Il Papa che verrà (Francesco, ndr) rimetterà tutto in discussione. Io sono un figlio dell’obbedienza, ma non tocca a me l’ultima parola: quando io ho detto la penultima, il Papa dirà l’ultima e io accetterò con grande fiducia». E anche stavolta – accettando immediatamente le sue dimissioni – l’ultima parola su di lui la dice il Papa. Che manda subito ad Ascoli, come amministratore apostolico, il vescovo della confinante diocesi di Rieti, Domenico Pompili, il quale farà il pendolare lungo la via Salaria. Prove tecniche di fusione?
IL GIALLO. A sorpresa, ma non troppo, le dimissioni fanno discutere i commentatori di cose ecclesiastiche. D’Ercole parla di «una scelta difficile, sofferta, ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non al mio interesse personale», dice dopo essersi consultato con la sua congregazione religiosa, la Piccola opera di San Luigi Orione. Volto televisivo noto nelle trasmissioni religiose, già vicedirettore della Sala stampa della Santa Sede, poi vescovo ausiliare dell’Aquila, esce provato dai sei anni trascorsi ad Ascoli. Prima i terremoti 2016/2017, poi le difficoltà della pandemia in cui si guadagna la copertina per la polemica col governo («È un diritto per la gente andare in chiesa, per cui è un arbitrio, una dittatura, quella di impedire il culto»). E in mezzo alcuni problemi. Culminati nell’ispezione vaticana del visitatore apostolico Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il quale sa, col Papa, l’esito di quella verifica. «La pandemia ha fatto crescere in me inquietudine», ammette un D’Ercole stanco che parla di «situazioni impreviste e cariche di fatiche e sconfitte umane». Le cronache narrano di malumori legati alle vicende di religiosi imbarcati da altre diocesi, ma anche di fatti di cronaca, tra cui quello del prete indagato per detenzione di materiale pedopornografico e trovato con la cocaina nascosta nel tabernacolo: è D’Ercole ad assicurargli la «seconda possibilità» dopo precedenti in Umbria. «Ho cercato di assumere in modo pieno la mia responsabilità di vescovo guida della diocesi, mai girandomi dall’altra parte. Tutto questo mi ha logorato e ha suscitato in me domande più profonde sul mio ruolo di pastore».
PROCESSATO E ASSOLTO. All’Aquila altre spine. La più grossa (con alcune intercettazioni) la controversa vicenda della fondazione che avrebbe dovuto gestire fondi milionari del sociale. Indagato, processato e assolto. Ora, la resa. Nel suo futuro l’Africa. E un monastero: «Torno dove ho iniziato».
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