Da Carlo d’Angiò a prigione, una lunga storia

14 Luglio 2022

L’architetto D’Antonio: «La destinazione carceraria ha comportato devastanti lavori di adattamento»

L’AQUILA. L’architetto Maurizio D'Antonio ha ricostruito la storia del convento di San Domenico. «La presenza domenicana in città» scrive l’architetto «è attestata dal 1257-58, con la costruzione di un primo convento, ma è alla fine del XIII secolo che Carlo II d’Angiò avviò, in adiacenza al conventino duecentesco, la costruzione del grande complesso conventuale di impianto gotico su disegno francese, ultimato nel 1336. Soppresso l’uso religioso nel 1809, il convento è stato adibito a casa di reclusione fino agli anni Novanta del secolo scorso quando, dismesso l’uso detentivo, è stato destinato a ospitare uffici dipendenti dalla presidenza del Consiglio dei ministri, quali la Corte dei Conti e l’Avvocatura dello Stato. Sul fianco occidentale della chiesa più antica, che venne dedicata a Maria Maddalena in ragione della particolare devozione per questa Santa da parte di Carlo II, fu edificato il convento trecentesco intorno al chiostro con portico che era costituito da archeggiature gotiche sorrette da pilastri in pietra squadrata bianca e rosa, alternati da colonnine binate di sezione ottagonale o circolare. Dopo il sisma del 1461-62 nuove strutture edilizie vennero ad ampliare il complesso sul versante occidentale, con la realizzazione del secondo chiostro dalle pregevolissime caratteristiche architettoniche, con volte di mattoni impostate su elementi lapidei lavorati e colonnine. Il convento venne così ad assumere quella conformazione architettonica che indusse nel Cinquecento il padre domenicano Serafino Razzi a definirlo veramente magnifico e reale. Il disastroso terremoto del 1703 provocò il crollo del tetto della chiesa di San Domenico seppellendo 600 persone raccolte in preghiera. Fu particolarmente danneggiato anche il portico del chiostro trecentesco, riedificato completamente mantenendo la configurazione planimetrica originaria mentre rimase sostanzialmente indenne il chiostro rinascimentale, perché costruito con criteri antisismici. La destinazione carceraria ha comportato, a partire dal 1810, continui e devastanti lavori di adattamento, che hanno determinato una sostanziale modifica dell’assetto distributivo e funzionale. Dismesso l'uso carcerario, il complesso è stato oggetto di un intervento di recupero e restauro che ha ripristinato le monumentali spazialità conventuali». (g.p.)