Da oggi librerie aperte Murgo: riconoscimento culturale importante

Il segretario dei librai era stato premiato da Mattarella Colacchi: «Agiremo in sicurezza». Cervelli: settore strategico
L’AQUILA. Da oggi riaprono le librerie. O, meglio, hanno la facoltà di farlo. La misura non è obbligatoria: starà ai singoli decidere se rialzare le saracinesche.
Plaude l’Associazione dei librai italiani (Ali) per il riconoscimento dato dal Governo al libro come bene primario. Ma il mondo dell’editoria è tutt’altro che unito, come dimostra la lettera aperta scritta dal gruppo Led (Librai editori distributori in rete), in cui sono state espresse forti critiche alla decisione dell’esecutivo. I librai aquilani hanno scelto tutti di ripartire, come spiega Alfredo Murgo, titolare del Cercalibro e segretario provinciale dell’Ali, di cui è anche consigliere nazionale: «Ci siamo sentiti per telefono per stabilire una strategia comune. Era stata data ampia facoltà di scelta, ognuno poteva regolarsi secondo coscienza. La decisione di riaprire è stata unanime. Il nostro non è un business, ma un servizio. Non capisco le polemiche di questi giorni, alcune pretestuose, visto che è stato chiarito che chi riaprirà potrà continuare a usufruire sia della cassa integrazione che degli altri sussidi».
Murgo sa bene cosa vuol dire continuare a lavorare in mezzo alle avversità. Ha ricevuto di recente dal Capo dello Stato Sergio Mattarella l’onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana per aver distribuito, dopo il terremoto del 2009, migliaia di libri ai ragazzi dell’Aquila e degli altri comuni colpiti. «Naturalmente garantiremo la massima sicurezza ai nostri clienti», precisa Murgo, «ci siamo dotati di gel, guanti e mascherine e gli ingressi saranno contingentati». La voglia di ripartire prevale sulle inevitabili apprensioni dovute al quadro generale e anche alla paura che la riapertura possa essere usata da molta gente come scusa per uscire di casa.
«“Mi auguro che le persone siano responsabili», afferma Giovanni Rotili, titolare della storica libreria Colacchi, tornata in centro, dopo anni di “esilio” in periferia, lo scorso novembre. «Certo, chi non è mai entrato in libreria negli ultimi anni non credo lo farà proprio adesso. Ripartire era giusto, sia perché in queste settimane di chiusura siamo stati contattati da molti clienti, sia per dare un segnale. Noi riapriremo a orario ridotto e con una serie di accorgimenti: a spese nostre ci siamo dotati di gel, guanti e mascherine, e, nonostante la libreria sia grande, metteremo un limite agli ingressi». Una libreria non è solo un punto vendita. È anche un presidio culturale, un luogo d'incontro e socializzazione. «È chiaro che questo aspetto, almeno per i i primi tempi, verrà meno», osserva Giuliano Cervelli, proprietario di Polarville, prima libreria a tornare in centro, in via Castello, dopo il terremoto (era il 2014). «Cercheremo di fare del nostro meglio. Abbiamo ridotto gli orari e predisposto un percorso all’interno del negozio, aprendo anche un secondo ingresso. Ripartire era importante per rimettere in moto tutta la filiera legata al libro, dalle tipografie alla distribuzione. Mi auguro che l’importanza riconosciuta oggi sarà confermata anche quando l’emergenza sarà finita».
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