Da Purini lectio magistralis sulla rinascita

14 Settembre 2018

L’architetto, che ha partecipato ai lavori del Belice nel ’68, ospite dell’Ufficio speciale ricostruzione

L’AQUILA. «Penso che L’Aquila possa completare la sua ricostruzione ispirata alla ricostituzione dell’ambiente storico in maniera esemplare. Ho fiducia che l’operazione venga bene».
Lo ha affermato il professor Franco Purini, architetto di fama nazionale, nella lectio magistralis che ha tenuto mercoledì sera all’Aquila, dal titolo: “Ricostruire”. L’iniziativa è stata dell’Usra (Ufficio speciale per la ricostruzione), nell’ambito delle iniziative culturali del settore. «Poca audacia? No, casomai sono i tempi che andrebbero rivisti. «Non possiamo tenere in piedi per molti anni l’operazione di ricostruzione, bisogna essere più efficienti e anche più capaci», ha aggiunto il professore emerito di Composizione architettonica e urbana all’Università La Sapienza di Roma, «le amministrazioni e lo Stato devono ascoltare di più le esigenze dei cittadini, non in senso assistenziale, proprio perché il terremoto è un evento traumatico, che ha come risultato un cambiamento strutturale profondo della città e della sua vita». Osservando le fasi successive ai terremoti che negli ultimi cinquant’anni hanno colpito l’Italia, Purini ha osservato come «il nostro Paese ha reagito in modi diversi, ai terremoti, ma tutti dotati di significato, e visto che si possono verificare ancora, bisognerebbe fare un bilancio serio di queste esperienze e trarne alcuni insegnamenti. Le ricostruzioni nelle varie regioni italiane colpite da questi eventi», ha continuato l’architetto, «sono state molto diverse e sarebbe bello confrontarle per vedere qual è la soluzione migliore. Ad esempio, la ricostruzione del Belice (in Sicilia), è molto diversa da quella del Friuli. Un caso è migliore e l’altro peggiore? No, ci sono aspetti positivi e negativi in entrambe», ha spiegato ancora Purini, attivamente coinvolto nel processo di rinascita della Valle del Belice, dopo il sisma del 1968. «Quindi sarebbe bello entrare di più nel merito, ascoltando l’opinione anche di molte persone, che non siano architetti o ingegneri, come abitanti, letterati. In modo che si abbia una visione più complessa di questa problematica, che nel nostro Paese è endemica. Basti ricordare che il Colosseo non è stato saccheggiato dai barbari, ma per metà è caduto per un terremoto».
Per il responsabile Usra, Raniero Fabrizi, che ha anche l’interim dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del comuni del cratere (Usrc), «i processi di ricostruzione forniscono dei dati che dovranno essere utilizzati a livello nazionale per risolvere le problematiche che purtroppo ci saranno sempre». Per il dirigente dello stesso Ufficio, Giovanni Lucarelli, «serve un protocollo per interventi e processi di ricostruzione attraverso un’opera di selezione di quanto attuato fino a oggi in Italia. Possiamo essere un modello da mettere a disposizione di altri soggetti», ha concluso Lucarelli.(v.p.)
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